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La selezione della classe dirigente è ormai un obbligo per il Pd - lettera di Nicola Zingaretti a Eugenio Scalfari de la Repubblica

15 Aprile 2019

Caro Scalfari,
ho letto con molta attenzione quanto ha scritto nel suo articolo di ieri, e la ringrazio per la sollecitazione ad essere vigili e severi sul tema delle inchieste giudiziarie.
 
Ha ragione, ce l’ho ben chiaro e questo sarà uno dei punti più importanti che imporrò al nuovo Pd che dobbiamo costruire.
 
Già nei giorni scorsi ho chiarito con forza che bisogna sostenere l’impegno della magistratura per accertare la verità, ma questo non può e non deve bastarci.
 
Occorre un salto dell’impegno e della chiarezza nella selezione della nostra classe dirigente. Senza alcuna remora.
 
La magistratura ha il compito di intervenire per sradicare ogni forma di illegalità, naturalmente preservando le garanzie degli imputati e assumendo, insieme a noi tutti, la regola della presunzione di innocenza.
 
E questo deve valere sia per noi che per le indagini che vedono coinvolti esponenti dei M5S o della Lega, partito quest’ultimo sul quale spesso si affacciano inquietanti scenari proprio sulle forme di finanziamento.
 
Poi però spetta alla Politica, con la P maiuscola, intervenire; politica che ha un altro compito da non sottacere: produrre una svolta vera che abbia come cuore una diversa idea della gestione del potere.
 
E questo deve valere per tutti, a partire dai diversi livelli dell’amministrazione dello Stato. Sapendo inoltre che la corruzione si basa a volte su inquietanti collusioni anche di una parte malata dell’imprenditoria italiana.
 
Il potere si deve gestire per servire le persone, questo è il punto. E non deve essere messo al servizio di chi lo gestisce.
 
Non deve essere la magistratura a definire questo confine, ma è la politica rinnovata che bonifica e rende chiara questa distinzione.
 
E tutto ciò avviene in primo luogo con la selezione della classe politica e con le regole di funzionamento interno delle forze politiche.
 
Il PD, il nuovo Pd che guido da poco più di un mese, farà di questo impianto culturale e di governo il discrimine assoluto della sua identità. Sarà la nostra vera prima rivoluzione.


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