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Liste aperte e plurali, portiamo in Europa competenze e voglia di cambiamento - dal blod di Marina Sereni

11 Aprile 2019

Chiunque abbia a cuore il futuro dell’Europa guarda alle prossime elezioni del 26 maggio con un misto di apprensione e speranza. Apprensione, perché in molti paesi, e certamente in Italia, sono cresciute e si sono affermate forze politiche dichiaratamente nazionaliste, animate da una più o meno esplicita volontà di disgregazione e di distruzione dell’Europa unita. Speranza, perché tutti i sondaggi mostrano come irrealistica la prospettiva di un Parlamento Europeo a maggioranza sovranista e perché proprio l’attacco cui oggi è sottoposto il progetto europeo sta motivando una reazione di tante forze economiche, sociali e politiche che invece sono convinte della necessità di rinnovare e rilanciare la costruzione europea. Chiunque abbia a cuore l’Europa, peraltro, non può non evidenziare come il disastro della Brexit dimostri ogni giorno di più i danni di una linea velleitaria di abbandono dell’Unione.

Chiunque abbia a cuore l’Europa non può che impegnarsi in prima persona in quelle che si preannunciano le elezioni europee più politiche di sempre. Mi ha molto colpito il fatto che negli incontri di queste settimane con i sindacati, le associazioni imprenditoriali e il forum del Terzo Settore abbiamo registrato una grande consapevolezza della posta in gioco e anche una grande consonanza sulle proposte che noi abbiamo presentato per cambiare l’Unione Europea. Indennità europea di disoccupazione, salario minimo europeo, piano di investimenti europei per la crescita a partire dall’economia verde, nuovo welfare per le persone, le famiglie, le comunità, istituzioni europee più forti in cui il principio delle maggioranze qualificate possa sulle scelte di fondo sostituire quello dell’unanimità: su questi punti dobbiamo dare battaglia nella campagna elettorale e costruire una mobilitazione larga tra i cittadini, nel mondo del lavoro e delle imprese, nel territorio.

Le liste che abbiamo approvato oggi in direzione sono uno strumento di questa battaglia: aperte, plurali, ricche di competenze e di sensibilità diverse. Nei prossimi giorni dovremo far conoscere agli elettori e alle elettrici i nomi e le storie delle persone che sono nelle nostre liste: parlamentari uscenti, a partire dal Vicepresidente del Parlamento Europeo David Sassoli e dalla nostra capodelegazione Patrizia Toia, che hanno ben operato e rappresentato autorevolmente l’Italia a Bruxelles negli ultimi anni; amministratori locali legati al territorio, che hanno dimostrato tenacia e vicinanza ai problemi di famiglie, imprese e lavoratori nei luoghi che hanno governato; donne e giovani impegnati in prima fila nelle battaglie per i diritti e per una società più giuste; personalità del mondo della cultura e della scienza come Roberto Battiston, già Direttore dell’Agenzia Spaziale Italiana; esperienze straordinarie di solidarietà come quella del medico di Lampedusa Bartolo o di Antonio Silvio Calò che ha ricevuto un’onorificenza dal Presidente della Repubblica per aver accolto nella sua famiglia ragazzi rifugiati.

Sul piano politico le liste vanno significativamente oltre il perimetro dell’attuale Pd. Tra i capilista è molto significativo che accanto a due parlamentari uscenti ci siano figure come Giuliano Pisapia, espressione dell’associazione Futura, Carlo Calenda, promotore del manifesto “Siamo Europei”, Franco Roberti, già capo della Procura Antimafia. Ed è importante che si sia trovato il modo di includere nelle liste anche alcuni esponenti di Art.1, una forza politica distinta da noi che tuttavia ha scelto di non presentare una propria lista per non disperdere nessun voto utile per il cambiamento e la difesa dell’Europa. Così come è positivo che abbia trovato posto nelle nostre liste un’esponente del partito di Macron “En Marche”.

Se davvero vogliamo rappresentare un argine alla destra sovranista queste liste sono lo strumento migliore per mobilitare pezzi di opinione pubblica, mondi sociali, produttivi, associazioni che, preoccupati come noi per il destino dell’Europa, vogliono cambiarla davvero, nel segno della giustizia sociale, del lavoro buono e della sostenibilità della crescita.


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