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Zingaretti: odio e paura non generano sviluppo - intervista di Famiglia Cristiana

14 Marzo 2019

«Lo Stato crei lavoro e non reddito di sudditanza ad aiuti pubblici”. Intervista di Alberto Laggia

Il neosegretario del Partito democratico ha sempre scelto il profilo basso, la “normalità” come punto d’appoggio, lontano dal glamour e dall’immagine di un leader mattatore. Nicola Zingaretti, 53 anni, cresciuto a pane e Pci, ha vinto a mani basse le primarie del Pd lo scorso 3 marzo. Lo ha fatto con un programma, Prima le persone, in cui, accanto a Gramsci, ha citato Aldo Moro, Paolo VI e la Populorum progressio.

 

Un minuto dopo aver saputo della vittoria su Martina e Giachetti l’ha dedicata a Greta Thunberg, la sedicenne ambientalista svedese. Ha pure colmato il deficit di notorietà con il fratello Luca, in arte Montalbano. Adesso si trova di fronte alla prova politica più difficile: risollevare le sorti di un Pd  «giunto al punto più basso di consenso elettorale, con il massimo isolamento delle alleanze e della fragilità organizzativa della sua storia», per usare le sue stesse parole: «Ma è già partita l’inversione di tendenza». «Dopo il 4 marzo 2018 sembrava imporsi un bipolarisino Lega-Cinquestelle. Ora il sistema politico si sta riorganizzando sul bipolarismo centrosinistra-centrodestra». Come dire: la partita ricomincia.

 

Da quale Pd, presidente?

«Da un partito che rimette al centro le persone, le loro aspettative. Con la missione di migliorarne la vita. Nel recente passato questo non è avvenuto, sebbene al Pd renziano riconosco il merito di aver traghettato il Paese fuori dalla maggior crisi economica del dopoguerra. E la riprova è che con il Governo gialloverde tutti gli indici economici sono tornati indietro».

 

Come pensa di sconfiggere i populisti al Governo?

«Con una forte opposizione al cinismo di questo tempo. Penso, per esempio, alla strumentalizzazione leghista della questione migranti. Ma la sfida sta anzitutto nella nostra capacità di dare ai cittadini le risposte che l’attuale Governo non sa dare».

 

Si spieghi meglio.

«Voglio dire che l’impianto culturale della Lega ha un grande punto debole: al di là della differenza etica che ci distingue, le loro ricette politiche non si fondano sul riscatto della persona e del Paese, ma sull’odio e la ricerca del capro espiatorio. Ma odio e paura non hanno mai generato Pil, benessere o lavoro. È quel che definisco il cinico imbroglio del sovranismo. Dobbiamo incunearci in questa enorme contraddizione, costruendo una nuova speranza nel futuro, con alcune scelte di campo precise, come quella ecologista per la difesa del pianeta, come propone papa Francesco».

 

Ma è la stessa speranza di nuovo che ha fatto grandi i grillini…

«Il M5S è un caso palese di subalternità dei loro leader alla matrice leghista di questo Governo, che in tal modo sta tradendo la voglia di rivoluzione del Movimento. Vedo solo una logica della spartizione del potere, che diventa imbarazzante per chi ha fondato la sua forza sui “vaffa” alla vecchia politica».

 

Il Reddito di cittadinanza è una misura di sinistra o un premio per i fannulloni?

«Investire per contrastare le povertà è sempre una cosa giusta. Aggiungo che se il Pd avesse creduto di più e, quindi, investito di più finanziariamente nel primo strumento del genere che era il Reddito d’inclusione, probabilmente le cose sarebbero andate diversamente».

 

Vi hanno rubato l`idea, potenziandola?

«No. Gli investimenti contro la povertà senza politiche per il lavoro e lo sviluppo assumono un sapore amaro: se lo Stato non si preoccupa di creare lavoro, il Reddito di cittadinanza diventa reddito di sudditanza a un sussidio. E come finanzieremo, inoltre, queste politiche in un Paese in recessione, con la produzione industriale che cala del 7% e gli ordinativi del 5%?».

 

Perché oggi i cattolici dovrebbero votare Pd?

«I cattolici dovrebbero orientare il loro voto verso chi si batte per una società inclusiva, responsabile e che non perde la voglia di affrontare le tragedie del presente con spirito di comunità. Anche qui paghiamo la disillusione nei nostri confronti per la distanza tra parole usate e comportamenti adottati».

 

Come contrastare il deserto demografico?

«Nel dopoguerra si stava peggio ma c’era una speranza nel futuro incrollabile;  e abbiamo avuto il “baby-boom”. Oggi viviamo la difficoltà di immaginare un futuro degno e possibile. Bisogna allora investire in politiche specifiche, come per esempio un nuovo assegno familiare, il potenziamento degli asili nido, il bonus bebè, fino alla nostra ultima proposta di una “dote” attivabile al 18° anno per i giovani provenienti da famiglie meno abbienti.

Ma tutto ciò sarebbe vano senza politiche economiche generali di sviluppo e un vero Piano nazionale di politiche familiari».

 

Servizio civile: sarebbe favorevole a renderlo obbligatorio?

«Sì, ma solo se fatto bene. Che non finisca come l’applicazione dell’alternanza
scuola-lavoro».

 

E sulla campagna contro l’apertura dei negozi la domenica?

«Io non sono contrario alle aperture domenicali. Ma il tema dei diritti della persona deve avere il suo peso: ci vogliono norme e regole che li tutelino».

 

Aborto e diritto di obiezione. Due anni fa lei fu al centro di una polemica per un bando della Regione per ginecologi non obiettori di coscienza…

«Polemica rientrata. Non ho mai messo in discussione il diritto all’obiezione
di coscienza, casomai abbiamo anticipato questa scelta alla fase precedente il bando di concorso, chiarendo che lo stesso era finalizzato alla piena applicazione della legge 194».


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