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La realtà positiva - dal blog di Pier Paolo Baretta sull'Huffington Post

07 Marzo 2019

La realtà, una volta tanto, ha superato, in positivo, le previsioni. Le due esigenze che avevamo considerato valide per il successo delle primarie del Partito democratico - una buona partecipazione al voto e la vittoria subito di uno dei candidati - sono state ampiamente soddisfatte. In particolare, le code degli italiani ai gazebo hanno ridato fiato a una possibile alternativa a questo governo con un ruolo centrale al Pd nel costruirla.

La prima mossa del neo segretario ha, intanto, risolto un punto non da poco, che gli era stato spesso contestato, nonostante lo avesse chiarito già prima delle primarie: il rapporto coi 5 Stelle. Ovvero, una cosa è l'elettorato da riconquistare, altro i gruppi dirigenti che, dopo aver illuso gli elettori in campagna elettorale, si sono dimostrati incapaci di governare e sono presto diventati subalterni alla Lega di Salvini.

Da qui l'importanza, anche simbolica, del viaggio a Torino per sostenere insieme a Chiamparino la Tav. Tuttavia, perché non resti solo uno spot di investitura, vi dovrà seguire un programma economico alternativo alle scelte del governo, il quale ha promesso il Bengodi e prepara lacrime e sangue. I dati economici peggiorano quotidianamente: occupazione, produzione industriale, Pil calano, crescono solo il deficit e il debito.

La qualità e la dimensione della crescita impongono, al contrario, un drastico cambiamento di rotta. A cominciare dalle scelte macroeconomiche: per recuperare un po' di Pil e gestire il deficit, in previsione dell'aumento dell'Iva, che si vuole evitare (e pur in presenza di Quota 100 e Reddito di cittadinanza) bisogna sbloccare immediatamente le decine di cantieri, utilizzando le risorse che già ci sono; avviare con gli Enti locali un piano di investimenti (con l'utilizzo degli avanzi di bilancio) per una "manutenzione" straordinaria del territorio, a cominciare dai centri storici e dalle periferie urbane, utilizzando appieno gli incentivi per il rifacimento energetico dei condomini e alberghi; rifinanziare il 4.0 per le imprese.

È probabile che, così facendo, alla fine dell'anno non avremo risolto i problemi, ma avremo migliorato la situazione al punto di consentire all'Italia un dignitoso negoziato con la UE. Ma questo governo non farà nulla di tutto ciò.

Impegnato com'è in un confronto asfittico sulla Tav; in un negoziato strabico sull'autonomia differenziata; a intensificare la propaganda per tenere vivo un tema, come quello dei migranti, che non è più un'emergenza sociale; a far fronte al flusso di domande sul Reddito di cittadinanza, mentre manca l'impianto applicativo (il ricorso ai Caf è significativo); a spiegare, con uno spot televisivo falso, che Quota 100 non prevede penalizzazioni.

Per questo è destinato a cadere prima del previsto, aprendo uno scenario inedito, rispetto al quale Zingaretti ha già detto di preferire le elezioni anticipate... In tale scenario, le imminenti elezioni europee, oltre al significato discriminante che assumono sul futuro dell'Unione, hanno anche una rilevante valenza interna.

Scontato il buon risultato della Lega (in discussione, e non è poco, è il quanto...), il risultato dei 5 Stelle ci dirà quanto si è trattato di una meteora o meno. Per il centrosinistra si tratta, invece, di porre le basi dell'alternativa. Ma, lo scenario appare complesso.

La conferma del no di Bonino e di Della Vedova a una lista con il Pd e l'incertezza sulle posizioni di Calenda, il cui progetto amplia il campo dei consensi, ma da solo non basta, pongono un'ipoteca sull'ipotesi di una lista unica o di una coalizione ampia, sotto lo stesso simbolo. C'è ancora da sperare in ripensamenti e serve, perciò, una determinazione sincera del Pd a raggiungere l'obiettivo.

La subordinata non potrà che essere una piattaforma comune del centrosinistra, che gli elettori percepiscano tale, anche nella non soddisfacente ipotesi di due o tre liste. Vi è, infine, un ultimo punto che le Primarie indicano.

C'è chi sostiene che la gestione Zingaretti possa rappresentare un ritorno al passato, alla "ditta" (lo ha insinuato Bonifazi, non più tesoriere del partito), intendendo, con ciò, un blocco di sinistra, più meno storica. Ma, un milione e seicentomila persone non sono un "blocco", sono "popolo" e nel popolo (delle Primarie e non solo) ci sono radicali e moderati, di sinistra e non, di centrosinistra.

Come plurale è il popolo che si è presentato all'appuntamento di sabato a Milano o nelle settimane scorse a Torino e in altre piazze, come lo sono gli studenti che manifestano per un mondo migliore. Lo stesso Zingaretti, al quale più volte questo quesito è stato posto, ha affermato che il rispetto delle "Storie" non significa guardare al passato.

Non ci sono alternative, dunque, a un partito (Zanda notava che il Pd è rimasto il solo a tenere la dizione "partito" nel nome) plurale e inclusivo, unito e, anche (perché no?) umanamente accogliente, come ha detto Enrico Letta nell'intervista di riavvicinamento.

Il Partito democratico ha unito le grandi storie politiche e culturali del nostro Paese e, salvo qualche svarione negli ultimi anni, ha sempre tenuto strette relazioni col mondo plurale dei sindacati, degli imprenditori e del volontariato.

La sua complessità e il suo pluralismo, anche al suo interno, sono la sua forza; tanto più adesso che si tratta di unire in un nuovo progetto le tante diversità che animano la nostra società e che non si rassegnano.


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