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Non sarò capo ma alla guida di una comunità – intervista de Il Messaggero al neo segretario del Pd Nicola Zingaretti

04 Marzo 2019




Dedichiamo questa vittoria a Greta, la ragazza svedese che lotta per la salvezza del pianeta. Dedichiamo questa vittoria a tutti i ragazzi che il 15 marzo riempiranno le piazze italiane per la salvezza del pianeta. Dedichiamo questa vittoria ai cinque milioni di poveri che soffrono per le ingiustizie e che noi vi giuriamo aiuteremo a riscattarsi. Dedichiamo questa vittoria ai troppi giovani disoccupati che hanno diritto al lavoro, agli studenti e alle studentesse che vengono ignorati.

Grazie a tutte e tutti, e ora voltiamo pagina!

Nicola Zingaretti





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Nel backstage del suo comitato elettorale con vista sul Circo Massimo, Zingaretti apre il cellulare e su whatsapp legge il messaggio di Renzi.

 

E’ vero, Matteo è stato carino, mi ha scritto “auguri segretario, in bocca al lupo e un abbraccio”». Fuori una selva di telecamere lo aspetta per le dichiarazioni. Zingaretti confessa: «La mia prima mossa da segretario sarà simbolica e importante: andrò a visitare i cantieri della Tav il prima possibile».

 

Il governatore del Lazio ha passato la lunga domenica di attesa in famiglia, «anzi svela sono stato a pranzo al mare con mio fratello, le mie figlie e mia moglie».

Cosa le ha detto il commissario Montalbano? Nicola ride e si tiene per sé un rapporto speciale che conserva riservato. Qui nel comitato elettorale ad aspettarlo però non ci sono solo i giornalisti. A partire dalle otto hanno fatto capolino parlamentari e big del Pd che lo sostengono.

 

Dall’ex ministro Dario Franceschini a Walter Verini, braccio destro di Walter Veltroni, passando per Gianni Cuperlo e Cesare Damiano (che ci scherza su: «Per la prima volta sono in maggioranza»).

 

In sala sono presenti anche gli uomini di fiducia di Paolo Gentiloni. E non a caso è proprio Paola De Micheli la prima ad accogliere Zingaretti al cancello: «Se la mia segreteria sarà unitaria? Ancora non ci ho pensato. Voglio essere comunque inclusivo».

 

Dal palco rivela i messaggi di Maurizio Martina e di Roberto Giachetti con i quali i due candidati gli riconoscono la schiacciante vittoria.

«Questa è l’Italia che non si piega dice Abbiamo superato gli elettori delle ultime primarie e smentito anche tutti i commentatori che davano la partecipazione sotto al milione di persone».

Adesso si apre però la fase più complicata. «Ora cambierò tutto e volteremo pagina. Voglio un campo largo in cui non sarò il capo ma il portatore di tante istanze», dice. Il governatore cita nei suoi ringraziamenti e nelle sue dediche le donne, le femministe: «I ragazzi che possono baciarsi in libertà, quelli che vogliono andare sull’autobus con la kippah senza sentirsi additati, così come chi vuole pregare Allah».

 

Zingaretti nel discorso che tiene ora custodito nella tasca laterale dei suoi jeans ha visto bene di non nominare mai il Movimento 5 stelle.

«Al contrario dedico questo successo a Greta Thunberg», dice. Un altro passaggio su cui riflette sempre nel backstage è sui 5 milioni di poveri in Italia che attendono risposte e che «non devono essere mortificati, ma devono avere una alternativa». Anche qui qualsiasi riferimento al reddito di cittadinanza non è casuale. La sala, puntellata da busti di antichi romani, urla “un presidente! un presidente!”.

 

Il suo cellulare anche in questo momento di relax prima di andare a stappare le bottiglie di spumante con i comitati trilla e trilla in continuazione. Spunta il messaggio dell’ex ministro Beatrice Lorenzin. Ma è uno dei tanti. Gli uomini più vicini a Zingaretti hanno bene in mente le insidie del nuovo corso. «Abbiamo espugnato la Bastiglia scherzano riferendosi al Nazareno Con questo risultato Nicola sarà più forte anche nei confronti loro».

 

E per loro si intende i big democrat che nelle ultime settimane sono saliti sul carro del vincitore.

Sfibrato ma con negli occhi la folla che lo ha appena acclamato Zingaretti ripete il discorso da poco letto: «Da oggi serve un campo nuovo, largo e plurale.

Dovremo rimanere uniti, uniti e costruire, costruire. I nostri avversari sono la destra».

 

Rimane il convitato di pietra Matteo Renzi e riascoltando le parole di Zingaretti sorge un dubbio. Quando ha detto che il Pd prenderà «un’altra strada», si riferiva a Renzi? «No, anzi secondo me Renzi mi ha fregato il titolo del libro… Tutti daranno il loro contributo, compreso Matteo», risponde il neo segretario.


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