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Zingaretti: quando il Pd è il perno di un’alleanza larga è più forte e competitivo - intervista de Il Fatto Quotidiano

28 Febbraio 2019

Nicola Zingaretti, il buon risultato di Zedda in Sardegna dice che il centrosinistra, unito e con buoni candidati, è in gara?

«La Sardegna, l’Abruzzo, la mia vittoria nel Lazio: quando il Pd è il perno di un’alleanza larga, aperta alla società e alle forze civiche, è più forte e competitivo. La strada è lunga, ma la prospettiva comincia a schiudersi. La destra si sta ‘salvinizzando’. Penso che tante componenti moderate e perfino conservatrici dell’elettorato soffrano questo processo».

Per le europee, il Pd pensa a un listone ampio che vada da Calenda a Pisapia, anche senza nome né simbolo?

«Sono stato uno dei primi a indicare la necessità di presentarci alle europee con una lista unitaria. Ho anche proposto, se necessario, di rinunciare al simbolo del Pd. In questo senso dispiace, anche se ne rispetto la scelta, che +Europa con la Bonino, i Verdi, Pizzarotti abbiano deciso di candidarsi con le loro bandiere. Se sarò segretario chiederò di incontrarli. Non voglio far cadere questa aspirazione unitaria».

Intende anche riaprire all’Mdp di Speranza e Bersani?

«Il problema del Pd e del centrosinistra è ricostruire un radicamento sociale tra le persone sulla base di un lavoro e di battaglie politiche che probabilmente i cittadini non hanno più avvertito. Basta con l’idea di ricostruzione della politica come le figurine Panini, la politica non è solo questo. Io non credo che il tema sia quello di ricomporre un album delle figurine di una storia, il tema casomai è non rimanere prigionieri del presente e costruire un nuovo radicamento. Gli stessi leader di Leu dicono che non hanno alcuna intenzione di rientrare nel Pd e quindi è un problema che si inventa chi sta correndo contro di me al congresso».

Primarie, domenica si vota. Teme un’affluenza bassa?

«Sono fiducioso. Faccio un appello: aiutatemi a cambiare il Pd perché se cambia è l’unica forza intorno alla quale si può ricostruire un’alternativa all’attuale degrado. Se saremo in tanti ai gazebo non solo sceglieremo il segretario del Pd, ma daremo un segnale di riscossa democratica».

In cosa il suo programma è diverso da quello degli altri?

«Noi abbiamo subito la più grave sconfitta elettorale dal dopoguerra e quindi serve capire le ragioni e voltare pagina. Il nuovo Pd dovrà essere percepito dalle persone come la forza che lotta contro le disuguaglianze, così aumentate in questi anni, che si prende cura della vita delle persone e determina una svolta verde in tutti i campi dello sviluppo».

C’è chi dice che lei vuole fare un’alleanza con i M5S.

«Non ho mai pensato a un’alleanza con il MSS; su questo c’è stata solo un’odiosa campagna di bugie. Io dico e confermo che tante persone hanno votato quel movimento perché deluse dal Pd. Abbiamo il dovere di andarci a riprendere il popolo che ci ha abbandonato, soprattutto a fronte dello sfarinamento del movimento di Grillo».

Quale il modo migliore per fare opposizione al governo?

«Bisogna fare opposizione, ma anche mettere in campo le soluzioni per sollevare l’Italia. I dati economici che il governo nasconde sono drammatici. Il lavoro non c’è o è sottopagato. C’è un assoluto bisogno di far ripartire gli investimenti».

La figura di Renzi continua a dividere il Pd e la sinistra. Solidarietà umana ok, ma è un ‘complotto’ dei giudici?

«Ho espresso la mia solidarietà a Renzi, che con l’inchiesta sui genitori non c’entra nulla. Ho anche ribadito che non credo ai complotti. Per quanto riguarda il futuro, ribadisco il mio impegno per un partito aperto e plurale. Spero quindi che Renzi metta la sua energia a servizio del nuovo Pd».

Se lei diventerà segretario cosa farà per prima cosa?

«Il primo atto del mio Pd sarà la convocazione di Stati Generali su tre grandi temi (lavoro, sostenibilità ambientale e scuola) e tre grandi iniziative, luoghi aperti che coinvolgano non solo esponenti e militanti del Pd, ma anche cittadini, professionisti, studiosi per una discussione aperta e concreta sul futuro di queste questioni nazionali».


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