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Zingaretti: basta nostalgie, punto ai delusi del M5S con lavoro, scuola e sviluppo - intervista de la Repubblica

24 Febbraio 2019

“Io legato alla vecchia sinistra? Chi mi attacca con queste fake news è subalterno alla cultura politica dei nostri avversari”

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Primarie Pd del 3 Marzo 2019

Zingaretti: la rabbia e l'odio non sono un progetto per l'Italia - locandina


di Stefano Cappellini




Nicola Zingaretti è seduto a un tavolino del Caffè Doria, nel centro di Roma, proprio alle spalle di Palazzo Grazioli, quando una signora di mezza età gli si avvicina decisa: «Mi raccomando, smettete di litigare, questo Pd mi fa venire un fegato così». Zingaretti le tende la mano: «Sono io che mi raccomando a lei, vada a votare il 3 marzo». Il 3 marzo, attraverso le primarie, si eleggerà il nuovo segretario del Pd. Gli altri candidati sono Maurizio Martina e Roberto Giachetti. Congedata la signora, Zingaretti commenta: «Vede? Il nostro popolo ha la nausea. Uno dei messaggi più chiari della mia segreteria sarà questo: è finita la stagione delle guerre».

 

Sicuro? I renziani già la accusano di portare indietro il Pd.

«Al contrario, solo con me si volta davvero pagina. Nel mio Pd c’è spazio per tutti, ma deve essere chiaro che se ci riproponiamo come il partito borioso che pensa di aver non sbagliato nulla chiudiamo le porte a una funzione possibile che la storia ci sta riconsegnando».

 

Quale funzione?

«La vera novità di queste ultime settimane è la mole di elettori che si sentono traditi dal governo. Di Maio, con la sua subalternità totale a Salvini, sta provocando grande inquietudine nell’elettorato 5S. Più in generale in otto mesi di governo stanno bruciando la fiducia nel sistema Paese e l’economia cammina quando c’è fiducia».

 

Alle regionali abruzzesi i voti persi dal M5S sono andati solo in minima parte al Pd.

«Questo è il cuore della sfida congressuale. Non basta denunciare l’incapacità del governo. Dobbiamo ricostruire la credibilità del Pd imponendo un’agenda basata sulla sostenibilità ambientale: sviluppo e lavoro, coinvolgendo tutte le energie che arrivano dal mondo produttivo, economico, culturale, civico. Si sono visti i primi risultati in Abruzzo e altri ne vedremo domani in Sardegna. Bisogna rigenerare il nostro campo e radicarlo di nuovo nella società, a cominciare da quei settori popolari nei quali siamo assenti».

 

Il M5S sarà anche in crisi, ma a quei settori propone fatti: il reddito di cittadinanza.

«Io non voglio solo andare dall’ultimo della fila e mettergli in mano un assegno. Voglio dargli l’assegno e creare le condizioni per portarlo nelle file davanti».

 

Il marchio Pd sembra non funzionare più. Anche lei ha fatto a meno del simbolo nei suoi manifesti.

«Sciocchezze. In vista delle europee c’è un processo di apertura ad altre forze civiche e politiche, e dunque la necessità di discutere con loro come presentarsi agli elettori. Non mi interessano alleanze politiciste né i dibattiti sulle formule. Ma sia chiaro questo: sbaglia sia chi pensa si possa eliminare il Pd sia chi vuole solo rimettere insieme quello che c’è, ora bisogna ricostruire e allargare».

 

Dicono i suoi avversari: Zingaretti è troppo legato alla vecchia sinistra per allargare.

«A me dispiace subire attacchi il cui presupposto è la totale subalternità alla cultura politica delle fake news coltivata dai nostri avversari, quelli veri. Così non si danneggia Zingaretti ma la possibilità di un’alternativa ai gialloverdi».

 

Per i sondaggi la Lega ha il doppio dei vostri voti.

«Salvini, radicalizzando la sua posizione, è diventato il dominus cannibale di un intero campo di forze, ma il suo radicamento è fondato sull’immediato e sull’odio, non ha un progetto. Pure ambienti moderati storicamente vicini alla Lega e al centrodestra sono critici sul suo operato. Il Pd deve puntare a dialogare con quei settori».

 

Sui social Salvini è una star.

«A me sembra tutto un po’ falso. Quando un politico ha l’ossessione di farsi vedere vicino alle persone vuole dire sempre che ne è lontanissimo e cerca di surrogare questa distanza. Per questo indossa le divise dei lavoratori: non fa nulla per loro».

 

C’è almeno uno Zingaretti che fa paura a Salvini. Si racconta che nella Rai sovranista ci fosse grande agitazione per Montalbano che aiuta i migranti.

«Non trasporterei la grandezza intellettuale di Camilleri accanto alla pochezza delle vicende politiche italiane». Per rimediare, Salvini si è fatto un selfie davanti alla tv che trasmetteva Montalbano. «Goffo rimedio. Non dobbiamo farci ingannare dal sorriso di chi tira il sasso e nasconde la mano».

 

Il vicepremier ha un ruolo nel fomentare gli episodi di razzismo che funestano la cronaca di questi giorni?

«Voglio metterla in positivo. Chiedo al ministro Salvini, di fronte a questi atti di intolleranza, di avere lo stesso protagonismo che usa per fare propaganda al suo partito. Altrimenti ci sarebbero delle responsabilità gravi».

 

Il 26 maggio si vota per le europee. I sovranisti hanno gioco facile a denunciare lo stallo e i fallimenti delle istituzioni Ue.

«A noi non può andare una Europa schiacciata su austerità e sul rispetto delle regole anche a prescindere dai risultati di queste regole. La missione è un nuovo patriottismo europeo. Rivedere il ruolo del Parlamento, puntare all’ elezione diretta del presidente dell’Unione, una vera democrazia sovranazionale. Quello che Salvini e i sovranisti fingono di ignorare è che solo una Europa forte e rinnovata può difendere il cittadino dai processi devastanti dell’economia globale».

 

Il varo delle autonomie regionali, sostenuto anche da alcuni presidenti di Regione del Pd, difende i cittadini più deboli?

«Un conto sono Lombardia e Veneto, altro è l’Emilia Romagna che non mette in discussione la parte fiscale. All’autonomia che migliora l’efficienza diciamo sì. No a quella che mette in discussione diritti costituzionali di una parte del Paese».

 

Ma come è possibile che il Pd non abbia una posizione chiara su questo tema?

«Non capisco neanche io. La prima cosa che farò da segretario è chiudere in una stanza governatori e sindaci per uscirne solo con una posizione unitaria».

 

Ha ragione l’agenzia di rating Fitch? Il governo cadrà presto?

«Non lo so. Certo paghiamo il costo dell’incertezza. La permanente fibrillazione sta colpendo in modo speriamo non irrimediabile la nostra economia».

 

Chi farà cadere il governo? Lega o M55?

«I gialloverdi si sono impantanati nello scambio di potere, lo scambio di figurine tra Di Maio e Salvini, il gatto e la volpe. Serve che io dica chi è la volpe?»

 

Lo stato di salute di un partito si misura dal numero di diciottenni che decidono di militarvi. Non siete messi bene.

«Questa manovra scarica sulle nuove generazioni i costi del sostegno alla campagna elettorale di Lega e M5S. Sento crescere l’indignazione di chi non ci sta. C’è troppo silenzio sui ragazzi che stanno riempiendo le piazze con slogan sulla sostenibilità. Con loro, e non solo, si apre la grande sfida del partito digitale che non è alternativo al partito tradizionale. Ma qui c’è un altro snodo fondamentale».

 

Quale?

«La scuola. Abbiamo tassi di evasione scolastica e di analfabetismo funzionale di cui non parla nessuno. Si blocca la scala sociale. Le grandi infrastrutture non sono solo la Tav o i cantieri, peraltro bloccati da questo governo, ma anche quelle immateriali, la conoscenza. La fragilità di queste reti rende tutti più vulnerabili e le teorie sovraniste più seducenti».

 

Nel suo partito, a proposito della inchiesta sui genitori di Renzi, si è parlato di giustizia a orologeria.

«Una espressione che non userei mai. Ma quello che deve essere chiaro è che gli imputati sono innocenti fino all’ultimo grado di giudizio».

 

C’è un grande tema rimosso dal congresso Pd: Renzi lascerà il partito dopo la sua eventuale vittoria?

«Lo ha sempre negato e mi auguro di no. So che voglio un partito aperto, unitario che faccia contare di più le persone, non i capibastone, e che offra luoghi e sedi nelle quali possano confrontarsi anche le pulsioni più critiche. Io non voglio abiure ma faccio appello a chi vuole cambiare: succederà solo se venite a votare il 3 marzo. Non sono più le primarie del Pd. Saranno le primarie per l’Italia».


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