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Paolo Gentiloni su Salvini balletto indegno, ma i 5 Stelle imploderanno - intervista de la Repubblica

18 Febbraio 2019




di Goffredo De Marchis

«Visto che ragionano sulle piccole convenienze alla fine il sì all’autorizzazione a procedere per la Diciotti potrebbe anche offrire a Salvini l’occasione di fare la vittima. Ma qui c’è in ballo qualcosa di più allarmante». Oggi, con la votazione sulla piattaforma Rousseau, può cambiare il corso dell’alleanza gialloverde. Paolo Gentiloni pensa che si stia parlando dei «principi fondamentali, dei rapporti tra poteri esecutivo, parlamentare e giudiziario». Ma vede anche un altro passaggio. «Vedo che i M5S sono destinati a implodere. Non so quando succederà, ma succederà. Per questo il centrosinistra, sebbene ammaccato, deve cogliere questa novità e può tornare competitivo».
 

Però non sembra che Salvini stavolta sia disposto a correre il rischio per un po’ di propaganda

 
«Intorno all’autorizzazione c’è un balletto preoccupante. Il ministro dell’Interno che prima mostra spavaldo l’avviso di garanzia in diretta Facebook e poi minaccia l’alleato di governo, il quale affida la sua scelta alla piattaforma della Casaleggio e associati. Poi c’è la legge. Se è stata violata qualcuno ne deve rispondere. Nessun uomo di governo ne è al di sopra, nemmeno Salvini. La mia è un’opinione politica: non mi pare ci fossero minacce alla sicurezza nazionale tali da giustificare chiusure di porti, che comunque non competono al Viminale. Se c’è stato sequestro di persone o abuso di potere dovrebbe accertarlo la magistratura. Sarà la giunta e poi l’aula del Senato a decidere come è noto non se Salvini sia colpevole o innocente, ma se la magistratura può procedere. In tutto questo balletto inquietante penso ai tanti elettori che hanno votato M5S non certo per sottrarre Salvini all’accertamento della verità».
 

Lei non ha twittato per difendere il suo successore Conte dall’accusa di essere un burattino. Perché?

 
«Non si twitta su tutto. Io non apprezzo insulti e offese nel confronto politico, dopo di che non c’è dubbio che l’intera Europa consideri il governo italiano di fatto come il governo Salvini. Non siamo mai stati così isolati in Europa. Gli unici nostri presunti alleati sono paesi che hanno interessi opposti ai nostri, penso ad alcuni governi dell’Est, e un’Italia isolata in un momento di frenata allarmante di tutti gli indicatori economici è ancora più a rischio. Perfino una frase dell’onorevole Borghi fa aumentare lo spread. Mi auguro che non siano le agenzie di rating a suonare la campanella per dire al governo che la ricreazione è finita».
 

Il governo però ha chiuso il caso con la Francia

 
«Spero che sia così. Ringrazio il presidente Mattarella per il ruolo che ha avuto. La tensione con la Francia è incomprensibile, è l’unico possibile alleato di peso per una politica più europea, non di austerity ma espansiva. Temo tuttavia che il nostro governo non l’abbia chiaro. Mi preoccupano i giri di valzer con l’ala estremista dei gilet gialli, quella che un paio di giorni fa ha preso a male parole il filosofo ebreo Finkielkraut».
 

Qualcosa avrà fatto anche il governo per chiudere la vicenda, no?

 
«A me stupisce che il presidente Conte non abbia neanche risposto alla lettera che gli ho inviato un mese fa il giorno della firma del trattato di Aquisgrana tra Francia e Germania. Gli chiedevo notizie sul trattato italo-francese».
 

Beh, le cose sono cambiate. C’è un altro esecutivo

 
«Ma quella potrebbe essere l’opportunità per rilanciare le nostre relazioni. Che fine ha fatto il documento scritto dalla commissione mista? Da maggio 2018 è nei cassetti di Palazzo Chigi».
 

Le piazze europee, da Parigi a Tirana, mostrano una rabbia contro i vecchi poteri in tutto il Continente. I partiti tradizionali saranno travolti alle elezioni?

 
«Distinguiamo i problemi di fondo dalle vicende politiche immediate. Nell’immediato il Parlamento europeo che verrà eletto avrà una larga maggioranza delle famiglie politiche tradizionali democristiani, socialdemocratici e liberali».
 

Sicuro?

 
«Questo dicono i sondaggi. Avremo una minoranza nazionalpopulista che gli istituti quotano tra il 10 e il 15 per cento. Chi parla di canto del cigno quindi non sa di che parla. Se invece guardiamo al quadro generale non c’è dubbio che la spinta sovranista non va sottovalutata. Si traduce tra l’altro in un attacco senza precedenti alle democrazie liberali. Un attacco che viene da due direzioni. Dai teorici della democrazia illiberale, da Orbàn ai nazionalisti alla Salvini e dai sostenitori della truffa della democrazia immediata, dalla piattaforma Rousseau ai gilet gialli. Non siamo alla vigilia di uno tsunami alle Europee, ma siamo di fronte per la prima volta in Europa a un vero e proprio attacco alle democrazie liberali. Che devono reagire aprendosi e scommettendo sull’Ue: le elezioni anche per questo saranno un banco di prova».
 

Lei vede un Pd in difficoltà ma vivo. Eccesso di ottimismo?

 
«Dal rischio di un bipolarismo Lega-M5S stiamo tornando alla possibilità di un dualismo tra centrodestra e un centrosinistra. È quello che vedi nei sondaggi. C’è un centrodestra a guida Salvini fortissimo e un centrosinistra convalescente, ma unica alternativa in cammino».
 

Il punto è che non si capisce quale Pd

 
«Un Pd rinnovato. Un Pd, spero guidato da Zingaretti, che dismetta ogni arroganza, torni al servizio della società, si prenda cura di diseguaglianze, paure e solitudini, metta al centro della propria azione quello che molti democratici Usa chiamano un green new deal. Spero che tanti italiani colgano l’occasione delle primarie del 3 marzo. Un Pd rinnovato non è sufficiente, ma è necessario. Come perno di un’alleanza più larga che comprenda l’arcipelago politico e civico e che alle Europee si esprima con la lista più larga possibile. Condivido l’appello di Calenda».
 

Il suo governo si è spaventato per i referendum lombardo e veneto e ha fatto troppe concessioni sulle autonomie?

 
«Era doveroso per i nostri governi avviare un confronto sulle autonomie speciali inserite da vent’anni nella Costituzione. Concordo con chiunque denunci l’uso che oggi di questo confronto sulle autonomie fa la Lega per dividere il Paese, deprimere il Sud, indebolire il ruolo della capitale e delle città metropolitane. Sono certo che da molti presidenti di regione a cominciare da Bonaccini e Chiamparino verrà un messaggio chiaro contro il tentativo della Lega. Lo stop a questa forzatura è la premessa di qualsiasi confronto positivo».
 

Lei dice nostri governi, ma Renzi sostiene che a differenza sua non avrebbe dato il via libera

 
«Lascio perdere le polemiche ma ho detto nostri a ragion veduta».



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