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Passione e autorevolezza per l'Italia e per l'Europa - dal blog di Marina Sereni

03 Febbraio 2019

Brevi notazioni a margine della Convenzione nazionale del Pd che oggi ha dato avvio ufficialmente alla campagna per le Primarie del 3 Marzo. 

Prima osservazione: chi vincerà le Primarie e diventerà segretario nazionale del Pd dovrà subito avviare un lavoro per cambiare lo Statuto e definire un nuovo modello organizzativo di partito. Le regole con cui stiamo svolgendo questo congresso non corrispondono più ai tempi della politica e neppure alle aspettative e ai desideri dei nostri iscritti ed elettori. Salviamo il principio della più ampia partecipazione di aderenti e cittadini elettori ma costruiamo un partito in cui si discute sempre, non solo ai congressi, in cui ci si ascolta, in cui i valori, le proposte, il merito contino di più della fedeltà a questo o quel capo. Ho sempre pensato che il pluralismo culturale e politico sia un punto irrinunciabile per un partito che si definisce democratico e che vuole parlare ad una parte larga della società. Ma abbiamo sperimentato in questi anni soprattutto gli aspetti deteriori di questo pluralismo, le divisioni e l’autoreferenzialità, e questo ha allontanato tante energie positive che il progetto originario del Pd aveva invece attratto e mobilitato. 

Seconda osservazione: i tre candidati che parteciperanno alle Primarie del 3 Marzo hanno esposto alla Convenzione il cuore della loro proposta. Alcune idee, ovviamente, sono condivise da tutto il Pd. Siamo tutti nello stesso partito. Altre, come è giusto in questa fase, sono idee diverse sulle quali chiamiamo gli elettori e le elettrici del Pd e del centrosinistra a scegliere il 3 Marzo.

Ho trovato nell'intervento di Nicola Zingaretti (clicca qui) una differenza di spessore, di visione, di profondità. Meno comizio, più riflessione, più voglia di capire cosa dobbiamo cambiare per tornare ad essere credibili agli occhi dei tanti cittadini delusi che ci hanno negato il loro voto il 4 marzo di un anno fa. Non è una differenza da poco. Ho sentito un discorso politico che guarda alle sfide che ci aspettano, un ragionamento che mette al centro non il Pd ma l’Italia e i problemi che gli italiani vivono ogni giorno. Ho sentito la passione e la concretezza di un uomo di governo, abituato a cercare il punto di connessione tra valori e soluzioni possibili. Il riformismo di cui abbiamo bisogno è questo, saper guardare alle grandi questioni di questo nostro tempo - le diseguaglianze, la sostenibilità sociale e ambientale dello sviluppo, i mutamenti nel lavoro, le nuove frontiere della scienza e della tecnologia - e riuscire ad intravedere strade percorribili perché la politica torni a prevalere sulla propaganda. È difficile ma non ci sono alternative se la sinistra, il campo progressista, vuole tornare a parlare al cuore, oltre che alle menti, delle persone, a partire dai giovani e dai ceti popolari. Il 3 Marzo abbiamo una grande opportunità, come Democratici. Possiamo riallacciare un rapporto di fiducia con elettori ed elettrici preoccupati per l’incapacità e l’inaffidabilità delle forze al governo ma ancora incerti sulla nostra vera capacità di voltare pagina e ripartire. Zingaretti ha parlato da segretario, senza inutili polemiche, e ha mostrato solidità e autorevolezza, due doti di cui ora abbiamo tanto bisogno, per il Pd, ma soprattutto per l’Italia e per l’Europa. 


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