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Con Zingaretti, il congresso del Pd guardi al Paese - dal blog di Marina Sereni

13 Novembre 2018

Tra qualche giorno l’Assemblea Nazionale del Pd si riunirà a Roma per avviare formalmente il percorso congressuale. Qualcuno – forse non a torto – dice che avremmo dovuto fare il congresso già da tempo, subito dopo il 4 marzo, altri che dovremmo invece rinviarlo a dopo le europee. Le difficoltà del calendario dei prossimi mesi sono note. Tuttavia un punto è chiaro: non possiamo correre il rischio di andare alle prossime scadenze elettorali – europee ed amministrative – senza un momento di vera discussione politica, senza un confronto democratico che ridefinisca obiettivi, profilo, priorità, alleanze, senza un gruppo dirigente nuovo, legittimato dal voto degli iscritti e soprattutto degli elettori. Porsi l’obiettivo di concludere il congresso con le primarie aperte entro il mese di febbraio mi sembra ragionevole e realistico.

Certo, dobbiamo avere chiaro il contesto in cui ci troviamo. Il Governo giallo-verde si sta dimostrando ogni giorno di più negativo e pericoloso per il Paese. La manovra finanziaria penalizza investimenti e lavoro, aumenta il deficit e le spese per gli interessi di Stato, aziende, famiglie, produce incertezza sui mercati, provoca un conflitto con l’Unione Europea e isola l’Italia. Intanto si fermano opere pubbliche essenziali, si premiano gli evasori, si taglia sulla cultura e sul welfare, si riducono le opportunità per i giovani. Le “misure sociali” promosse dal governo Di Maio-Salvini appaiono confuse, fumose, viziate da assistenzialismo, mentre si alimenta la paura e l’odio verso i “diversi” e i più deboli. Sui diritti delle donne si fanno strada proposte, come quella del senatore Pillon, che riporterebbero l’Italia indietro di decenni mentre sul terreno democratico non possiamo non ascoltare con allarme un giorno attacchi al ruolo del Parlamento, un altro al Presidente della Repubblica, un altro ancora alla stampa indipendente…

E’ dovere del Pd fare un’opposizione intransigente ed efficace a questo governo, è nostro dovere raccogliere la spinta civica che abbiamo visto nelle piazze di Torino e Roma, è nostro dovere unire le forze che nella società italiana, nel mondo del lavoro, dell’economia, della cultura, non condividono le scelte di questo governo e vorrebbero da noi un’alternativa.

Il congresso del Pd si può fare in tanti modi, dipende da noi. Si può trasformare in una conta tutta interna, autoreferenziale e distante dalla vita reale dei cittadini, e in tal caso condannerebbe il Pd all’inutilità. Oppure può essere una straordinaria occasione di apertura verso l’esterno, verso i problemi reali dei territori e delle comunità locali e una palestra per far crescere proposte e idee utili per dare risposte alla domanda di giustizia, di buona occupazione, di sviluppo sostenibile, aprendo così la strada al rilancio di un progetto democratico e progressista per l’Italia e per l’Europa.  Dipenderà da noi, dai candidati, da tutti i gruppi dirigenti. Non aiutano le cronache o i retroscena che ipotizzano abbandoni ed uscite, non aiuterebbe un proliferare di candidature senza una leggibile differenza nelle piattaforme politiche. Viceversa, una competizione civile, pacata, che metta in evidenza i nodi da sciogliere e ricostruisca anche uno spirito di comunità può produrre una mobilitazione positiva e attrarre energie nuove. Dipende da noiOggi in un incontro nazionale di Areadem, abbiamo confermato il nostro sostegno a Nicola Zingaretti il quale può a nostro avviso aprire una fase nuova e allargare il campo del centrosinistra e democratico. Pensiamo di rappresentare nel Pd una sensibilità riformista e sociale significativa, frutto del mescolamento di storie diverse e di un forte radicamento territoriale, e crediamo di poter portare un contributo di idee e mobilitazione importante per l’affermazione di questa candidatura. Siamo convinti che il congresso del Pd possa e debba guardare ai destini non di un leader ma del Paese e lavoreremo per questo.


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