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Dagli Usa all'Europa: se si cambia si vince - il blog di Marina Sereni

07 Novembre 2018


Midterm, i nuovi dem conquistano la Camera. Trump è “un’anatra zoppa" - articolo di Democratica


Aspettiamo di leggere gli approfondimenti e le analisi degli esperti sulle elezioni di Midterm negli Usa. Intanto si può però fare qualche semplice osservazione: se doveva essere un referendum su Trump, il Presidente degli Stati Uniti non lo ha certo perso ma neppure vinto. I Repubblicani mantengono con un discreto margine la maggioranza al Senato ma i Democratici vincono nel voto popolare e conquistano nettamente la maggioranza dei seggi alla Camera. Non c’è stata l’onda blu travolgente nelle sfide simboliche di alcuni Stati ma i Democratici tornano indubbiamente in gioco per le prossime presidenziali del 2020.

Cos’altro ci dicono queste elezioni di medio termine? Che la partecipazione è stata molto alta, segno di un’importante vitalità della democrazia americana. Che il trumpismo non è imbattibile se dal versante progressista si riesce a far emergere una proposta alternativa radicale e facce nuove. Lotta alle diseguaglianze, ambiente, salute, diritti. E poi donne, minoranze, giovani. Nel campo democratico si fanno strada idee e volti nuovi che sono riusciti a mobilitare molte energie nella società. Nulla è scontato ma a me sembra un segnale di speranza importante e un’indicazione di lavoro anche per noi, per il nostro Partito Democratico. 

La destra che Trump incarna nel paese più potente del mondo, con la sua drammatica imprevedibilità sulla scena internazionale, resta forte, ovviamente. Ma la sinistra e il campo democratico esistono e hanno davanti spazi significativi. D’altra parte, anche in Europa in questi mesi, accanto all’avanzata di una nuova destra nazionalista ed estrema e alle difficoltà di molte forze della famiglia socialista, abbiamo visto segnali di reazione e di novità interessanti, come ad esempio la straordinaria affermazione dei verdi nei Land tedeschi, anche qui con l’emergere di figure e personalità nuove.

 

Intanto in Italia vediamo allargarsi le crepe nel governo giallo-verde. Il Paese è piegato dalle conseguenze drammatiche degli ultimi eventi meteorologici e ancora nessuno nel governo ha avuto il coraggio e la decenza di togliere il condono di Ischia dal decreto su Genova. Con buona pace dell’onestà e soprattutto dell’ambientalismo di marca grillina, quello dei NO a tutto, comprese le grandi opere necessarie a far diventare l’Italia un paese più sostenibile e moderno. La manovra che è appena arrivata alla Camera si conferma un contenitore di promesse vuote e una minaccia ai conti pubblici e ai risparmi delle famiglie italiane. Sulla sicurezza al Senato i mal di pancia in casa 5S non si attenuano tanto da dover ricorrere al voto di fiducia, sulla giustizia si è aperto un nuovo e forte fronte di tensione, e ogni giorno si evidenziano piccole e grandi ragioni di divisione.

 

La litania, che ormai troviamo in ogni intervista sia gialla che verde, sul “contratto di governo” come base a cui sempre riferirsi non riesce a coprire questa enorme difficoltà. E infatti i sondaggi cominciano a segnalare le conseguenze di tutto questo nell’opinione pubblica con un calo di popolarità del governo e di consenso per i partiti che lo sostengono.

Ma… nonostante queste prime significative incrinature gli stessi sondaggi ci dicono che non è il Pd ad avvantaggiarsene. Nonostante gli sforzi di questi mesi, non siamo infatti percepiti come un’alternativa possibile e l’indeterminatezza del nostro profilo, dei nostri riferimenti ideali e sociali, rende sfumata la nostra identità e poco incisiva la nostra azione politica. A questo deve dare una risposta il prossimo Congresso. A rispondere a queste domande: cosa vuole il Pd? Che Italia (e che Europa) abbiamo in mente? Con quali volti vogliamo proporci agli italiani per dimostrare che abbiamo davvero capito il messaggio del 4 Marzo? Credo che anche noi – come altri partiti progressisti in Europa, come i Democratici americani – siamo chiamati a cogliere e ad ascoltare una domanda di discontinuità rispetto agli anni più recenti. Senza amnesie, senza asprezze, ma con chiarezza e coraggio, questo sì. Finora una sola candidatura mi sembra abbia espresso questa chiarezza, ed è quella di Nicola Zingaretti. Attorno a lui penso si possa costruire una nuova fase non solo della vita del Pd, coinvolgendo forze vitali della società civile e disegnando così anche un’area progressista e democratica più ampia. Se si cambia si può tornare a vincere, questo mi sembra il messaggio che ci arriva dall’altro lato dell’Atlantico e che dobbiamo ascoltare.


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