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E' il momento di volere bene al PD - di Alessio Pecoraro

05 Novembre 2018

La Brexit, l’elezione di Donald Trump in USA, il gruppo di Visegràd, Salvini, il Movimento5Stelle, il progetto di Steve Bannon, ex ideologo di Trump, per una rivoluzione di destra in Europa, Aleksandr Dugin, il filosofo russo le cui idee ispirano Putin, che evoca una quarta via, la vittoria di Bolsonaro in Brasile, i giornalisti messi in carcere ad Istanbul, Kim Jong-un, i nostalgici del fascismo che si ritrovano a Predappio, l’estrema destra che cresce in Germania elezione dopo elezione, Robert Bowers, fanatico religioso di estrema destra, che spara in una sinagoga di Pittsburgh e uccide 11 persone.

Oggi se osserviamo il mondo quello che vediamo è questo e tra pochi mesi circa mezzo miliardo di cittadini dell’Unione Europea saranno chiamati a votare per le elezioni europee. 

C’è un progetto, nemmeno tanto velato, che è quello di smantellare l’Europa. Basta guardare i conflitti attorno a noi per capire quanto, l’intuizione visionaria delle madri e dei padri europeisti, abbiamo conquistato e rischiamo di perdere. Se per molti di noi vivere nella più grande area di pace del mondo è un dato ormai scontato, è bene ricordare che l’Europa è il primo mercato del mondo, la seconda economia mondiale, il primo partner commerciale per quasi tutti i Paesi ed un’area di straordinari diritti per l’uomo. Non parliamo solo di un insieme di Paesi ma di un’area di valori, principi, economia e politica condivisa.

In tutto questo si colloca il congresso del Pd che è bene ricordare è rimasto l’unico argine - seppur debole - all’avanzata dei nuovi sovranismi e della destra. In questi giorni basta leggere i giornali per imbattersi in una girandola di nomi su canditati e presunti tale per la guida del partito Leggiamo dirigenti nazionali battibeccare a colpi di tweet e una base per certi versi smarrita. E’ dallo scorso marzo che è in corso una permanente e continua analisi della sconfitta che mette nel mirino - a seconda di chi la conduce - questo o quel dirigente. 

C’è un punto fermo che dovremmo mettere: non si torna indietro. Dobbiamo bruciare le navi dietro di noi. Meglio dunque cancellare la parola “ex” dalle nostre menti e dai cuori, concentrandosi sul Partito Democratico, sulle scelte da compiere, le sfide da affrontare, sul rinnovamento culturale e organizzativo da realizzare.

Oggi il Partito Democratico è formato da un importante pezzo di società che è nato o è diventato maggiorenne dopo la caduta del muro di Berlino e che non ha mai trovato i vecchi partiti sulle schede elettorali.

Oggi fuori dalle nostre stanze ci sono le migliaia di persone di “Roma dice basta”, quelle di Piazza del Popolo, l’ iniziativa di Zingaretti e la Leopolda di Renzi, la straordinaria mobilitazione per pagare la mensa ai bambini stranieri di Lodi, la comunità di Riace modello di accoglienza e integrazione, le tante associazioni che lavorano sul territorio, le parrocchie, la generazione erasmus. 

Abbiamo visto un’ Italia che pensavo ci fosse è c’è. Un Italia di buona volontà che vuole combattere contro i privilegi, un’ Italia che non è conservatrice, che non ha paura di rischiare che vuole cambiare modelli, un’ Italia viva, una bella Italia. 

Vi starete chiedendo cosa c’entra tutto questo con il congresso di un partito? Tocca al Pd unire i puntini, davanti al nascere non di nuovi avversari ma di una nuova ideologia mondiale tocca a noi democratici costruire un campo aperto dove la grande battaglia del futuro sarà dimostrare che può esserci ancora un “noi”. Avere il gusto del futuro, il coraggio, l’immaginazione, il gusto dell’invenzione. Non si può immaginare nessun futuro senza andare in quegli spazi della società dove regna solitudine, povertà, smarrimento, paura, semplicità.

Più che un nome e una data serve innescare una rivoluzione culturale. Ridare dei contenuti a questa passione che è essere di sinistra.  E sappiamo che per essere più efficaci per essere veramente dalla parte di chi ha bisogno di una rappresentanza politica quello che possiamo fare è dimenticare certe leggende che ci siamo raccontati, fiabe, luoghi comuni, cose semplici che ci fanno comodo, privilegi e costruire un modo più efficace di fare la sinistra. E’ li che dobbiamo stare.

E per farlo dobbiamo ispirarci alle storie di  successo di chi nelle difficoltà più gravi ha saputo aggregare, unire, anziché dividere e poi naturalmente ricominciare nell’incessante sfida della democrazia. “Ho scoperto che dopo aver scalato una montagna ce ne sono sempre altre da scalare” diceva Nelson Mandela. Ecco per scalare le montagne davanti a noi non c’è bisogno di un leader solitario ma una ricca classe dirigente di donne e di uomini. E di un patto generazionale, il Pd dioggi è schiacciato tra pensionati e millennials. Abbiamo bisogno di mettere nel sistema sanguigno della sinistra italiana i 30/40 enni quelli che - per dirla come scrive Tommaso Labate nel suo libro “i Rassegnati” - sono cresciuti guardando Beverly Hills 90210 e si sono ritrovati Di Maio. 

Stiamo giocando una partita mai giocata prima, ci troviamo di fronte ad uno di quei crocevia che la storia propone e non possiamo affrontarlo con le vecchie mappe. Apriamo le porte e chiediamo di entrare, con la testa o con la tessera poco importa. Se necessario vanno smantellati qui piccoli centri di potere locale che bloccano all’ingresso e deprimono le energie positive.

Costruire il futuro è tornare a casa. Il mondo in cui vorremmo stare è casa nostra. Dobbiamo provare a riportare a casa i nostri amici e compagni con i loro desideri e insieme riscoprire la gioia e la felicità del noi, ma non un noi di facciata, un noi capace di farsi progetto politico, di appassionare, di coinvolgere. E’ il momento di volere bene al Pd, è il momento non di resistere, perché non arriverà nessuno a salvarci, ma - per dirla alla Baricco - di cominciare a giocare coi “bianchi” e fare la prima mossa.

Alessio Pecoraro

@alessiopecoraro 


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