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Martina: le scelte dei vicepremier rovinano l’Italia - intervista de La Stampa

15 Luglio 2018

Parla il segretario del Pd: “Su migranti ed economia servirebbero scelte diametralmente opposte. Le scelte di Salvini e Di Maio minano l’interesse nazionale, come si vede in queste ore”



Anche Maurizio Martina, come Matteo Salvini, spera che stasera vinca la Croazia, «la novità merita e la storica nostra rivalità con i francesi ci impone questa scelta». Ma le assonanze si fermano qui. Il neo-segretario Pd intende costruire l’alternativa sul tema più sensibile per il leader del Carroccio, quel «prima viene l’Italia» che è la bussola del vicepremier: «Gli interessi nazionali si difendono con scelte economiche e sui migranti opposte a quelle di Salvini e Di Maio».

Al Pd sembra però mancare un suo progetto e una direzione di marcia. Cosa intende fare lei di qui a un anno?
«Non ci dobbiamo nascondere la fase storica che stiamo vivendo, un conflitto che mette a durissima prova la sinistra. Come ha detto bene Arturo Parisi, dobbiamo avere il coraggio della profondità, di rimettere in discussione fino in fondo noi stessi e di farlo riorganizzando le forze del campo progressista».

Cosa significa?
«Di qui all’autunno apriremo un grande lavoro di confronto sul progetto: quale prospettiva di Europa, quale idea di sviluppo, lotta alle nuove disuguaglianze, la questione generazionale e il grande tema della cittadinanze. Cinque sfide che i progressisti devono giocare all’attacco».

Come?
«Costruendo un’agenda di cambiamento, cercando di rovesciare il confronto con i nuovi nazionalisti, per dimostrare che la tutela dell’interesse nazionale può stare meglio nelle mani di altri: perché le loro scelte minano l’interesse nazionale, come si vede in queste ore. Quando un ministro dell’Interno predica più sicurezza e poi si scopre che con le sue scelte l’Italia resta più isolata e altri Paesi scaricano il problema anziché condividere responsabilità, si mina l’interesse nazionale. O quando si negano gli accordi di libero scambio in quel modo, si mettono a rischio migliaia di imprese e tanti territori, che su quelle esportazioni costruiscono un pezzo del nostro futuro. Sono convinto che ci sia uno spazio vero di lavoro per noi».

Fatto sta che Pagnoncelli sul Corsera mette in luce che molti italiani non ritengono vi sia un’opposizione incisiva. Sbagliano?
«Me ne rendo ben conto che non siamo al massimo delle nostre energie. Ma in nessun paese dopo una sconfitta così dura l’alternativa si costruisce in qualche mese».

Il suo primo atto, la formazione della segreteria, ha creato una sarabanda di proteste. Tutte le correnti si sono rivoltate contro. Non è un bell’inizio per una segreteria che voleva essere collegiale e unitaria, o no?
«Sono grato alle persone che hanno accettato questa sfida di costruire una segreteria plurale. So bene che quando si fanno queste scelte si scontenta qualcuno. Ho cercato di fare una segreteria di competenze e novità che lavori con me all’agenda del Pd. La mia scommessa è un impegno quotidiano nel paese reale: voglio un partito di strada che abbia un rapporto diretto con i bisogni degli italiani. Va rilanciata un’idea di radicamento ovunque».

Sul decreto dignità il Pd andrà in ordine sparso? Ognuno voterà ciò che crede?
«No, il Pd andrà unito, il nostro giudizio tanto più dopo le vicende di queste ore, con Di Maio che scopre che i suoi stessi uffici certificano la drastica riduzione dell’occupazione con 80 mila posti a rischio e grida al complotto, provano la irresponsabilità del ministro in ansia di prestazione con Salvini sul fronte della propaganda. Noi sfidiamo la maggioranza sul lavoro stabile: e proporremo il taglio permanente dei costi previdenziali per i contratti a tempo indeterminato».

Su articoli specifici, come la causale per i contratti a termine o la pubblicità per i giochi d’azzardo, sono possibili convergenze con i cinque stelle?
«Valuteremo nel merito, è chiaro che ci sono alcuni punti su cui si può ragionare, di certo su molte questioni ci saranno emendamenti alternativi».

Cercate agganci con i grillini per sostituire i leghisti nel caso Salvini voglia andar all’incasso alle europee?
«Anche in virtù di quanto accaduto, non vedo le condizioni perchè M5s scarti questa situazione con un briciolo di autonomia e cambiando rotta. So che un’opposizione all’altezza del suo ruolo deve lavorare per aprire contraddizioni nella maggioranza…»

Ma non vede all’orizzonte un governo Pd-M5s?
«No, siamo molto distanti. E poi penso che il M5s si sia legato mani e piedi a questa esperienza, egemonizzata dalla Lega. E che al momento non ci sono segnali di ravvedimento».

Quando si farà il congresso Pd?
«Si farà prima delle europee, come indicato dall’Assemblea Nazionale».

Lei sa se si candiderà alle primarie?
«Sinceramente non ci ho pensato, quando avremo chiaro il percorso e le primarie indette, ciascuno farà le proprie valutazioni».


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