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Lasciare l'Italia nelle mani dei populisti non è una vittoria - intervista di Marina Sereni alla rivista Formiche

04 Maggio 2018


Vi propongo oggi, all'indomani della Direzione nazionale del Pd, l'intervista di ieri a Simona Sotgiu della rivista online Formiche, nata da un mio tweet sullo scambio di opinioni tra Renzi e Franceschini

Il Partito democratico avrebbe dovuto giocare un ruolo meno marginale nelle contrattazioni di governo, in funzione della posizione internazionale dell'Italia messa a rischio da sovranisti e populisti. Ecco le parole di Marina Sereni, componente della Direzione del PdIl Partito democratico ha commesso l’errore di lasciare uno spazio vuoto di dialogo tra forze sovraniste e populiste, mentre avrebbe potuto dialogare con il Movimento 5 Stelle per cercare di formare un governo in continuità con la politica europea ed estera dei governi passati. Marina Sereni, già deputata del Partito democratico e componente della Direzione del Pd, ha commentato con Formiche.net il subbuglio del partito guidato provvisoriamente da Maurizio Martina, sottolineando la necessità di dialogo tra tutte le forze politiche per uscire dallo stallo istituzionale in cui si trova l’Italia. Nei prossimi mesi, ha sottolineato Sereni, ci saranno importanti appuntamenti internazionali, e l’Italia non può presentarsi senza un governo politico.

La Direzione di ieri si è chiusa con la riconferma di Martina e la chiusura a possibilità di alleanze di governo con i 5 Stelle o la Lega. Eppure il dibattito interno nel Pd è ancora aperto…

La direzione si è chiusa positivamente affidando al segretario reggente Martina il mandato pieno a guidare questa fase delle consultazioni. Certo restano aperti tanti temi, che riguardano le ragioni della sconfitta del 4 marzo e il ruolo che vuole avere il Partito democratico nel nuovo scenario politico che si è aperto. Questi temi sono di fondo, di natura direi congressuale, e non riguardano solo il dibattito interno, ma appunto anche il futuro dell’Italia.

Cosa intende?

Voglio dire che, come ho sottolineato su Twitter (qui il tweet), ci troviamo davanti alla possibilità che forze sovraniste vadano alla guida del governo. Siamo stati a guardare la possibilità di saldatura tra le forze di centrodestra – la cui linea politica è ormai dettata dalla Lega di Salvini – e il Movimento 5 Stelle – che, come hanno mostrato le parole di Grillo, torna al linguaggio populista sull’Europa sentendo il rischio di nuove elezioni. Credo che l’Italia abbia bisogno di una continuità nella politica estera e nella collocazione in Europa, quindi tutto meno un governo sovranista.

In cosa ha sbagliato, se ha sbagliato, il Pd?

Io credo che abbia sbagliato a troncare la possibilità di un dialogo con il Movimento 5 Stelle ancora prima che iniziasse. Con l’intervista di domenica scorsa a Matteo Renzi, di fatto, il dialogo con una delle forze che hanno raccolto maggiori consensi dopo il 4 marzo si è interrotto sul nascere, lasciando un vuoto politico a cui ora bisognerà capire come fare fronte. Ma voglio aggiungere una cosa.

Prego.

Lo stallo istituzionale in cui ci troviamo non è colpa del Pd. La responsabilità di questa situazione è di quelle forze che si sono definite vincitrici di questa tornata elettorale, ossia il centrodestra e il Movimento 5 Stelle. Abbiamo visto, in questi mesi, che la politica non è fatta di diktat né di imposizioni, e di fatto anche il movimento guidato da Luigi Di Maio, che ha sempre osteggiato le alleanze, se n’è dovuto rendere conto, suo malgrado. Ma questa è la politica, soprattutto quando il risultato elettorale – prodotto di una legge proporzionale – mostra uno scenario composito in cui di fatto non c’è un solo vincitore, ma tre poli.

Per alcuni, anche all’interno del Pd, le distanze con i 5 Stelle erano troppe e incolmabili…

Dopo la campagna elettorale, in realtà, le posizioni del Movimento 5 Stelle si sono ammorbidite molto su temi importanti come l’Europa e l’euro. Un ridimensionamento che ho molto apprezzato e che probabilmente è figlio della consapevolezza che non si può governare un Paese come l’Italia senza tenere conto dei partner internazionali. L’Italia, bisogna ricordarlo, è un Paese che siede al tavolo del G7, con tutte le difficoltà, ma anche le potenzialità, che questo comporta. 

Nei prossimi mesi, a proposito di appuntamenti internazionali, ci sarà il G7, il Consiglio europeo sulla riforma del’eurozona, per citarne solo due. L’Italia rischia di arrivarci senza governo?

È proprio questo il punto. Sa cosa si dice, che se non sei seduto al tavolo finisci sul menù. Ecco, io non vorrei che l’Italia si trovasse senza un governo politico in grado di portare avanti gli interessi nazionali del nostro Paese nei tavoli internazionali a cui dovrà sedere nei prossimi mesi.

Lunedì ci sarà un nuovo giro di consultazioni: cosa proporrà il segretario reggente Martina?

Non sta al Partito democratico fare proposte al Presidente della Repubblica, ma alle forze politiche che, come dicevo prima, si sono professate vincitrici di questa tornata elettorale. Martina ascolterà le parole del Presidente della Repubblica e il Pd cercherà di aiutare il Paese ad uscire dallo stallo in cui si trova. Che si tratti di un governo di scopo, a termine, del Presidente, l’importante è sapere, da una parte, dove si vuole andare e quali sono gli obiettivi che un governo di tale natura deve raggiungere, e dall’altra che sia davvero un governo di tutti, in cui le forze politiche si assumono la responsabilità, tutte assieme, di uscire da questa fase di stallo per poi, eventualmente, tornare a elezioni.

Cosa resta aperto nel Pd?

Io credo che il Pd debba affrontare un vero dibattito interno in cui definire nuovamente ciò che vuole essere nel futuro del Paese. Il rischio, se non ci si riappropria di una identità forte, è quello di sparire soffocati dalle forze, da una parte, sovraniste del centrodestra a trazione leghista, e dall’altra dalle istanze del Movimento 5 Stelle che raccolgono anche una parte dell’elettorato deluso della sinistra. Questo è un rischio che non possiamo correre. Per questo credo che anche noi si debba fare i conti con una geografia politica che è cambiata ed affrontare in termini nuovi il tema delle alleanze sia sociali che politiche, partendo dai principali problemi sociali ed economici degli italiani: il lavoro, la povertà, la qualità della crescita. 


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