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Elezioni adesso non servono al Paese Martina reggente fino all'Assemblea - intervista de Il Messaggero al Vice Presidente della Camera Ettore Rosato

03 Maggio 2018

“Renzi ha portato un contributo alla discussione. Non assolutizziamo le parole di nessuno e non drammatizziamo la discussione fra di noi. Dobbiamo imparare ad essere più comunità”




Ettore Rosato
 è stato capogruppo del Pd alla Camera nella passata legislatura e ora è vicepresidente dell’Assemblea di Montecitorio. E’ vicinissimo a Renzi ma con una capacità di mediazione che gli viene riconosciuta da tutte le anime del partito.

Allora Rosato come finirà la direzione Pd?
«Bene».

Bene quanto?
«Abbiamo questo fardello di un partito con una dialettica e una discussione anche troppo ampia. Anche in direzione dobbiamo trovare il modo per trasformare questa nostra caratteristica in un punto di forza conservandone il grande valore democratico».

Ma probabilmente voterete, quindi è possibile una divisione e una conta…
«Vedremo, abbiamo fatto direzioni nelle quali si votava e altre nelle quali non si è votato. Arriveremo a una sintesi in un momento delicato in cui si decide il destino del Paese. Il che è tanto più importante se si guarda fuori del Pd: a quell’irresponsabilità evidenziata in questi due mesi da M5S e Lega che litigano da settimane non sono riusciti una sola volta a esaminare assieme le soluzioni da dare ai problemi degli italiani».

Un momento: lei ha sempre sostenuto che fra M5S e Lega ci fosse un asse molto robusto.
«Continuo a sostenerlo. Vedo però che sono spuntati veti reciproci sulle persone e questo ha impedito a pentastellati e leghisti di formare un esecutivoche comunque sarebbe negativo per il Paese ma che almeno darebbe un indirizzo. L’asse M5S-Lega non è una mia impressione ma è il risultato di quello che hanno fatto dalle elezioni fino ad oggi: si sono scelti i presidenti delle Camere e ogni poltrona istituzionale disponibile. Siamo di fronte ad un balletto di fidanzamento anche se. M5S e Lega alla fine sono una giovane coppia litigiosa».

Torniamo al Pd: lei è fra i firmatari del documento Guerini che chiede di non votare in direzione?
«Si, è un documento teso a costruire una direzione unitaria».

Unitaria? La sortita di Renzi in televisione è stata letta da più parti come uno stop alla linea aperturista verso il M5S tenuta dal reggente Maurizio Martina. E’ in gioco il ruolo di Martina, dunque?
«Assolutamente no».

E dunque?
«Con tutto il rispetto verso il futuro di Rosato o di Martina non credo che bisogna infilarsi in personalismi fuori luogo. Martina deve continuare a fare il suo lavoro fino all’Assemblea del Pd. Vorrei anche ribadire la piena fiducia nell’operato di tutta la delegazione che, rappresentando il Pd, va al Quirinale o si confronta con gli altri partiti».

E dopo l’Assemblea?
«Vedremo. Quella discussione oggi non è ancora all’ordine del giorno».

Non vorrà nascondere che in questi mesi nel Pd si siano confrontate due anime: chi vede un polo M5S-Pd contro quello di centrodestra e chi continua a vedere un’Italia tripolare.
«Non è questo il punto che possiamo risolvere in direzione. Personalmente penso che due poli, uno a trazione leghista e uno a trazione grillina, siano il peggiore degli scenari che possiamo augurare all’Italia, e credo che il Pd debba rivendicare il suo ruolo terzo rispetto a M5S e Lega. Poi dobbiamo occuparci di dare una mano al lavoro del presidente Mattarella alla soluzione della crisi post voto: adesso le elezioni non servono».

E’ tramontata ogni ipotesi di confronto con i pentastellati?
«Nessun confronto è tramontato ma va portato avanti con l’orgoglio delle nostre idee e dei nostri valori e se saremo chiamati dal Capo dello Stato a confrontarci con gli altri interlocutori in campo noi ci saremo. Anche con un contributo nostro perché bisogna dare a questo Paese maggiori garanzie di governabilità e istituzioni rafforzate».

Ultima domanda: Renzi andando in televisione si è giocato bene le sue carte o ha solo messo in subbuglio il Pd?
«Renzi ha fatto quello che abbiamo fatto tutti noi portando un suo contributo alla discussione. Non assolutizziamo le parole di nessuno e non drammatizziamo la discussione fra di noi. Dobbiamo imparare ad essere più comunità».


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