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Serracchiani: Renzi rispetterà le scelte fatte dalla Direzione - intervista di Avvenire

29 Aprile 2018

Non credo che il forno Lega-5Stelle sia chiuso. Dopo la spartizione delle poltrone il dialogo è continuato

Aprire il tavolo del confronto non significa siglare un accordo. Anzi: Debora Serracchiani, ex governatrice del Friuli e tra i possibili candidati alla segreteria del Pd (già vice di Renzi), è scettica sulla possibilità di un’intesa tra i dem e M5s, ma considera doveroso sedersi a vedere le carte. «Perciò chiariamo subito che la Direzione di giovedì non sarà un sì o un no al governo con i 5 stelle».

Lei che dirà?
Non possiamo dire no a prescindere. Andiamo incontro doverosamente al mandato che il capo dello Stato ha conferito al presidente della Camera. Che poi questo porti a un accordo sono molto scettica, perché siamo oggettivamente distanti.

Come si accorciano le distanze?
Dobbiamo prima capire se fanno sul serio, vedere quali sono le loro posizioni su politica estera, immigrazione, se hanno cambiato idea su alcuni fronti di politica economica… può essere un’occasione per capire di più, ma anche loro devono sapere che le condizioni del Pd non sono banali. Sappiamo che da qui a stringere un accordo ci corre.

In Direzione potrà verificarsi una spaccatura?
Credo che la situazione delicata e un passaggio simile comportino la responsabilità da parte di tutti, quindi qualunque sarà la decisione della direzione deve essere rispettata da tutti.

La base del Pd non sembra concordare.
C’è molta diffidenza, specie dopo gli insulti ricevuti dai nostri militanti su tutti i media e sui social, a livello nazionale e locale… questo è un punto su cui andranno sentiti anche altri organi del partito.

E la base? Si farà un referendum sul modello della Spd?
La Direzione è due passi prima dell’accordo. Dobbiamo prima decidere se aprire il dialogo. Se la risposta sarà sì, Il Pd dovrà porre condizioni e paletti. E se alla fine trovassimo punti di incontro, andrebbero sottoposti agli organismi del partito, che ha tutti gli strumenti per sentire la base. Il nostro statuto prevede anche il referendum consultivo.

Lei crede che Renzi rispetterà la scelta della Direzione, anche se non sarà d’accordo?
Ha sempre chiesto agli altri il rispetto del voto e sono sicura che farà altrettanto.

Prima ancora della Direzione, oggi sarà in tv…
Si è dimesso, ma è una voce importante. Non parla da tanto ed è oggetto di retroscena che così possono essere fugati.

Crede che abbia un progetto diverso?
Non credo e non credo ci siano le condizioni. Dobbiamo rilanciare una fase nuova del Pd. La prima fase di amalgama dei due partiti che lo hanno fondato si è esaurita, anche alla luce di quello che sta succedendo nelle socialdemocrazie europee. C’è ora da aprire una fase nuova, in cui c’è bisogno di tutti, anche di Matteo Renzi. Il congresso dovrebbe essere costituente: prima di individuare
il segretario, dobbiamo riattualizzare il manifesto dei valori alla luce dei cambiamenti degli ultimi anni, dare risposte a nuove paure e ai nuovi bisogni. Poi individueremo la persona che ci rappresenterà al meglio.

Potrebbe essere ancora Renzi? Ha ancora da dire?
Il ruolo di Renzi dipende dalle decisioni del partito. Come ho già detto c’è molta strada da fare prima di arrivare ai nomi. Prima la costituente, poi i nomi.

Stasera in tv potrebbe essere dirompente?
Vedremo. Credo che non si possa semplicemente dire va bene o no mettersi a discutere con i 5 stelle. Servono paletti chiari e la trattativa la dovrà guidare il Pd.

Preferirebbe un governo Salvini-Di Maio?
Io non credo che quel “forno” sia chiuso. Credo che dopo la spartizione delle poltrone il dialogo sia continuato. Ma se ci riescono facciano quello che hanno promesso…

Senza alcun accordo si va al voto?
Non c’è alternativa.


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