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Fassino: hanno fallito. Ora il PD farà la sua parte - intervista di QN

19 Aprile 2018

Partiamo dai programmi, dalle idee, da ciò che serve all’Italia




«Il termine dato dal presidente Mattarella alla presidente Casellati non è ancora esaurito, ma da quanto emerge dopo i primi incontri con le delegazioni pare di capire che il tentativo si sta consumando».

 

Sono 40 giorni.

«Appunto. In quaranta giorni hanno prodotto davvero poco».

 

Diciamo niente.

«Certamente neanche un abbozzo di programma comune, non un singolo foglio scritto insieme».

 

Perché centrodestra e Cinquestelle non sono stati capaci di venire a capo di un’intesa?

«Molte ragioni. Veti reciproci, competizione sulla leadership, differenze programmatiche. Basti osservare che cosa è accaduto martedì alla Camera durante il dibattito sulla Siria, e le diverse visioni tra Cinquestelle e centrodestra dall’altra, che anche al proprio interno non era così compatto».

 

Adesso tutto cambia.

«Vedremo come procederanno le consultazioni del presidente Casellati. In ogni caso si decidano: se sono in grado, facciano il governo. Se non lo sono, prendano atto che quell’ipotesi è tramontata».

 

Che poi è quanto ha voluto realizzare Mattarella con un mandato vincolato.

«Il presidente della Repubblica, che è persona ben consapevole delle sue prerogative, non poteva consentire una dilazione continua da parte delle forze politiche e giustamente ha chiesto che ognuno si assumesse le proprie responsabilità ».

 

Chiuso un forno ne se apre un altro. Ed entrate in gioco voi.

«No, guardi. Il passaggio da un forno all’altro è una semplificazione che non sta nelle cose».

 

Se Cinquestelle-centrodestra non si fa non è automatico che si guardi al Pd?

«Si, ma non è automatico un governo Pd-Cinquestelle. Diciamo che consumatosi il tentativo attuale si apre una fase nuova, che però riguarda tutti. Non solo noi».

 

Parliamo di voi.

«Se si apre una fase nuova noi ci saremo, con un atteggiamento costruttivo e mettendo in campo le nostre proposte».

 

A che tipo di governo pensa?

«La formula dovrà emergere dal confronto. Ce ne possono essere molte. Politico, tecnico, di programma, del presidente. Si vedrà. Il punto da cui partire sono i temi su cui trovare un’intesa».

 

Quali sono?

«Consolidare la dimensione europea ed europeista. Poi occorrono politiche economiche che sostengano la ripresa, promuovano occupazione e riducano il debito. Poi politiche sociali che rispondano alla domanda insoddisfatta di protezione emersa dal voto. Ancora, una strategia per l’immigrazione che realizzi accoglienza e integrazione nella sicurezza».

 

Come pensate di conseguire tutto questo?

«Da un confronto con le altre forze politiche. Si dice che dal 4 marzo sono usciti due vincitori. In realtà erano ‘tre minoranze’».

 

Tutto il Pd la pensa come Lei?

«Si, certo. Dopo il voto abbiamo riconosciuto a chi aveva avuto più consenso il diritto di formare un governo. Ma se non ci riescono, le cose cambiano. Non abbiamo mai detto di essere disinteressati a chi guiderà l’Italia».

 

Ci stanno anche i renziani?

«Si. Il Pd ha una sola linea ben rappresentata da Martina».

 

E per voi chi dovrebbe guidare un governo?

«Non partiamo dai nomi, mai programmi».

 

In politica i nomi sono importanti, anche se si dice che contano solo i programmi.

«Guardi, uno dei motivi per cui centrodestra e Cinquestelle sono andati a sbattere è che si sono impiccati sui nomi. Partiamo dai programmi, dalle idee, da ciò che serve all’Italia. Poi verranno anche i nomi».


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