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Non con Macron, ripartiamo dal Pse - intervista a Piero Fassino de l'Huffington Post

05 Aprile 2018

In dissenso dalla linea esposta da Sandro Gozi: "il Pd ha la responsabilità di guidare la rifondazione del campo riformista, non di dividerlo"


"Il panorama francese è anomalo rispetto alla geografia politica europea. In Svezia, Germania, Austria, Olanda, Portogallo o Belgio, un partito alla Macron non c'è. Il riformismo in Europa è rappresentato dai partiti del Pse: è da lì che bisogna partire con una coraggiosa iniziativa di rifondazione del riformismo europeo.E' quello che il PD abbiamo sostenuto e sosteniamo all'interno del Pse...".

Piero Fassino ci parla al telefono da Parigi: è lì non per incontrare dirigenti di 'En Marche', bensì per assistere al congresso dei socialisti francesi che si terrà questo fine settimana. Ultimo segretario dei Ds, ex sindaco di Torino ora deputato Dem, attivissimo in campagna elettorale per costruire l'alleanza di centrosinistra, Fassino dice che Macron è "un interlocutore", ma è dalla rigenerazione del Pse che bisogna partire. "Serve una Epinay europea", ci dice, riferendosi al congresso del '71 in cui Mitterrand rifondò totalmente i socialisti sfidando De Gaulle e vincendo le presidenziali per due mandati.

In un'intervista ad Huffpost il suo collega di partito, Sandro Gozi, sottosegretario agli Affari Europei, sostiene che il Pd debba allearsi con En Marche da subito, guardando alle europee del 2019 e cercando di portare su questa nuova via chi ci sta nel Pse. E' d'accordo?

E' evidente che si pone il tema di una riorganizzazione e rifondazione del campo riformista europeo. I risultati elettorali dei partiti riformisti e social-democratici europei negli ultimi due anni segnalano ovunque un affanno molto grande. Le sofferenze e le disuguaglianze prodotte dalla crisi le ha pagate la sinistra riformista. In Olanda il partito laburista che ha guidato per decenni il Paese è sceso al 5 per cento. In Francia i socialisti hanno registrato il risultato più basso della loro storia. In Germania la Spd pure ha registrato il minimo storico. E anche in Italia il Pd esce da queste elezioni con il più basso risultato elettorale. È chiaro che non si può semplicemente aspettare che vengano tempo migliori. Serve una rigenerazione culturale e politica della sinistra. Questo è il grande tema a cui non possiamo sottrarci.

Che fare?

La sinistra è stata egemone nel '900 con le sue idee, i suoi valori, le sue conquiste, le sue organizzazioni. Oggi in questo nuovo secolo vediamo crescere ovunque il populismo e una spinta alla chiusura, che mette ai margini la sinistra e non gli consente più di esercitare la sua funzione politica e sociale. Dunque è chiaro che c'è la necessità di una rifondazione del campo riformista che parta dal Pse e si allarghi naturalmente anche ad altre forze di profilo riformista. Ma questo processo per essere efficace non può prescindere dalle forze che rappresentano il riformismo in Europa che in tutti i paesi europei sono i partiti socialisti e socialdemocratici.

Non solo in Francia quindi.

Il panorama francese è anomalo rispetto alla geografia politica europea. In Svezia, Germania, Austria, Olanda, Portogallo, Belgio, una formazione alla Macron non c'è. Il riformismo democratico e socialista oggi è nel Pse: è da lì che bisogna partire per una grande iniziativa di rifondazione del riformismo europeo. E' quello che abbiamo sostenuto come Pd all'interno del Pse ed è la linea decisa al congresso a Lisbona qualche mese fa: un Pse che con coraggio e determinazione metta in campo un'azione vasta di rifondazione del campo riformista, che vuol dire radicale innovazione di programmi, obiettivi e formule organizzative.

Quindi Macron cosa rappresenta per lei e chi nel Pse condivide la sua impostazione?

Di Macron condividiamo il respiro europeista e certo En Marche è un interlocutore importante nella costruzione di un vasto schieramento europeo che sbarri la strada al sovranismo e alla destra. E' chiaro che il Pse deve essere capace di interloquire con molte forze, certamente con Macron, ma anche con i Verdi, così come con altre formazioni progressiste. Ma un conto è mettere in campo un'iniziativa che parta dal Pse, dalla rifondazione del campo socialista e si allarghi al confronto con altre culture riformiste. Altra cosa è dividere campo socialista dicendo che il Pd si stacca dal Pse va con 'En marche'.

Chi dice 'andiamo con En Marche' vuole dividere il Pd? Teme questo da parte della dirigenza Pd più vicina all'ex segretario Matteo Renzi che a giugno dovrebbe incontrare in Italia Castaner, fedelissimo di Macron?

Non lo so e non me lo auguro. Renzi ha più volte dichiarato, in campagna elettorale e fino a qualche settimana fa, che il suo partito è il Pd e semmai il problema è aprire una nuova fase del campo riformista. Insieme all'Spd, il Pd è una delle principali forze di questo campo e quindi ha responsabilità particolari: non quella di allontanarsi dal campo riformista o di dividerlo, ma di essere protagonista di un vero nuovo inizio del PSE e di un processo largo di rifondazione del riformismo europeo.

Primo passo?

Io parlo spesso della necessità di una "Epinay europea". Epinay è quel sobborgo a nord di Parigi dove nel '71, all'avvento del gollismo, Mitterrand rifondò ex novo il Partito socialista francese, superando la Sfio, la vecchia formazione socialista, e chiamando a raccolta le diverse anime e sensibilità del riformismo francese. E così vinse le elezioni presidenziali per due mandati.e fece dei socialisti una forza centrale della Francia. Oggi c'è bisogno di una "Epinay europea" per ridefinire l'identità del Pse e guidare un processo di rilancio del riformismo: una responsabilità che è in capo anche al Pd.

Si inizia al prossimo congresso del Pse?

Nel dicembre scorso a Lisbona abbiamo già discusso su come avviare un percorso in vista delle elezioni europee. Il congresso del Pse nel prossimo autunno approverà una nuova piattaforma e sarà quella la prima grande occasione per presentare un nuovo Pse e un nuovo riformismo.

Si è capito che la questione 'En marche' o Pse divide già il Pd. Sarà tema centrale all'assemblea nazionale del 21 aprile, appuntamento per il quale anche Renzi sta preparando un intervento?

E' uno dei temi dell'assemblea di aprile, non è l'unico. Il 21 il Pd è chiamato a riflettere sulla sconfitta elettorale che va letta non solo in chiave nazionale, ma anche nel panorama europeo e internazionale. Come sappiamo dall'elezione di Trump, dalla Brexit, dalle elezioni francesi, tedesche e austriache, un forte vento di destra e populista ha investi l'Occidente, mettendo in forte difficoltà il campo delle forze progressiste. Il punto è come rilanciare il Pd in Italia e come rilanciare la sinistra riformista in Europa. Le due cose si tengono.


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