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Rosato: M5s-destra due facce della stessa medaglia - intervista di Democratica

29 Marzo 2018

Il neo eletto Vicepresidente della Camera: hanno usato l’affermazione elettorale per occupare tutti i posti e trasformare le poltrone per tutelare gli equilibri interni al Movimento Cinque Stelle

Come valuta l’esclusione dai collegi dei questori di Camera e Senato del Partito democratico, seconda forza politica nel Paese? Non le sembra un passo verso una gestione strumentale e propagandistica delle due Camere, oltre ad una palese violazione delle garanzie fondamentali della vita parlamentare? 
E’ il contrario di quanto hanno sempre detto. Hanno usato l’affermazione elettorale per occupare tutti i posti e trasformare le poltrone per tutelare gli equilibri interni al Movimento Cinque Stelle, insomma per farsi un congresso sulla pelle delle istituzioni. Ottenendo due risultati: uno strappo nelle prassi parlamentari che hanno visto da sempre maggioranze ed opposizioni partecipare con pari dignità alla gestione delle due Camere; e una forzata pacificazione interna. Sicuramente sarà una gestione poco collegiale, anche poco trasparente per le forze di opposizione. C’è il rischio reale che qualcuno ne faccia una tribuna – e qualcosa di più – per campagne di pura demagogia.

Di quale profilo e qualità sarà il lavoro di opposizione che il Partito democratico si appresta a realizzare alla Camera dei deputati?
Noi siamo il partito di chi ha scelto l’Europa e rifiuta modelli come Orban e Putin. Lavoriamo per una società sicura e inclusiva, combattiamo le diseguaglianze e crediamo nella democrazia rappresentativa. Non manca certo il lavoro da fare. E lo faremo dall’opposizione. Vogliamo rappresentare una parte di questo paese, dando voce agli oltre sei milioni di italiani che ci hanno votato sulla base di un programma.

Come vede la dinamica in corso in queste ore tra il Movimento Cinquestelle e la Lega?
La prima prova è stata l’elezione dei Presidenti della Camere. Si è concretizzata una convergenza che noi già segnalavamo da tempo, prima della campagna elettorale: Lega e 5 Stelle hanno molte idee comuni, dall’euroscetticismo all’immigrazione, dalla propaganda antiscientifica al silenzio sui diritti civili. Basta soffermarsi su chi, all’estero, ha festeggiato il buon risultato elettorale di Salvini e Di Maio per rendersi subito conto che Lega e 5 Stelle sono considerati come due volti della stessa medaglia.

Quali dovrebbero essere, secondo lei, i temi e gli accenti che il Pd dovrebbe portare all’attenzione del Presidente della Repubblica nel corso delle consultazioni in programma la prossima settimana?
Credo che non si debba distruggere in pochi mesi il faticoso lavoro di questi cinque anni. Ne pagheremmo tutti le conseguenze, ma soprattutto i più deboli. E rischieremmo di buttare i sacrifici di questi anni insieme ai primi segnali di ripresa. E’ legittimo che ci siano idee diverse, ed è altrettanto giusto che chi ha vinto le elezioni parta dalla propria agenda politica; ma la campagna elettorale è terminata, ed ora c’è bisogno di proposte credibili, che ancora non abbiamo sentito dalla Lega o dai 5 Stelle.

Quali sono state le ragioni fondamentali della nostra sconfitta del 4 marzo?
Difficile dare risposte in poche righe. Ne discuteremo insieme nei prossimi appuntamenti del partito. Sicuramente il ricorso ad alcune parole d’ordine da parte di Salvini e Di Maio quali “abolizione della legge Fornero”, “clandestini”, “reddito di cittadinanza”, declinate nei diversi modi, hanno fatto presa sull’elettorato più del nostro rivendicare il lavoro fatto, e del racconto dei risultati ottenuti su occupazione, lotta alla povertà, diritti.


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