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Tutti hanno fatto sacrifici. In lista persone che hanno molto da dire per il futuro - intervista a Roberta Pinotti de La Stampa

29 Gennaio 2018




di Francesca Schianchi 

«Non c’è una squadra di soli fedelissimi». Candidata nel collegio uninominale di Genova e capolista in Piemonte e Toscana, la ministra della Difesa, Roberta Pinotti, si dispiace «per chi non c’è» ma difende le candidature del Pd, «persone che hanno molto da dire per il futuro».
 

La minoranza si sente sottorappresentata: «Renzi vuole annientarci», dice Orlando.

 
«È ovvio che tutti, minoranza e maggioranza, avevano più proposte dei numeri a disposizione: Renzi ha fatto l’esempio di Yoram Gutgeld, che ha fatto un gran lavoro ma non sarà presente. Continuerà a darci una mano senza essere eletto in Parlamento. Tutti hanno dovuto fare sacrifici».
 

Però si parla di 160 renziani su 200 possibili eletti. Un gruppo monocolore renziano, no?

 
«Non so se siano stati fatti gli esami del sangue a tutti per sapere il tasso di renzismo: quel che il segretario ha detto lo condivido, servono persone non fedeli, ma leali, a una comunità e alle sue regole».
 

Converrà che a fronte di esclusioni eccellenti il giglio magico, a partire dalla Boschi, si è blindato. Non teme un Pd sempre più PdR, partito di Renzi?

 
«Non lo temo. Rispetto alla Boschi c’è stato un accanimento insopportabile: lei va a Bolzano non perché sia un collegio sicuro ma perché è dove ha molto lavorato occupandosi di riforma costituzionale. È politicamente giusto che il suo ruolo sia nazionale. Lotti è solo in un collegio, Bonifazi ha fatto uno dei lavori più ingrati, il tesoriere. Difendo il diritto-dovere di queste persone di esserci».
 

Cuperlo ha rifiutato il collegio di Sassuolo: è un problema il numero di candidature estranee al territorio?

 
«Ho molta stima per Gianni e rispetto la sua decisione, ma trovo sbagliata l’idea che ogni regione debba avere solo candidati del proprio territorio: a volte una personalità nazionale serve anche al partito locale».
 

Un’altra polemica riguarda i «figli di», dalla Cardinale figlia dell’ex ministro a Piero De Luca figlio del governatore campano. Non era Renzi a dire che avrebbe scelto le persone che conoscono qualcosa e non qualcuno?

 
«Io sono figlia di un operaio e un’ex contadina diventata ristoratrice. Ma pensare che essere figlio o moglie di un politico sia una colpa mi sembra sbagliato. Ho sentito un intervento del giovane De Luca all’assemblea degli amministratori a Torino, un mese fa: non sapevo chi fosse, ho detto “bravo questo ragazzo!”. Non vorrei che ai figli di chi ha passione politica fosse preclusa la stessa scelta».
 

Molte donne sono pluricandidate: c’è un problema di scarsa rappresentanza femminile?

 
«Non direi. Il problema è un altro: una volta che le donne sono presenti, devono essere protagoniste. Coi nostri governi lo sono state: per la prima volta c’è stata parità di genere e le donne si sono assunte responsabilità mai avute prima. Per esempio, non c’era mai stata una donna ministro della Difesa».
 

Ce la fa a vincere il collegio di Genova?

 
«Secondo i sondaggi siamo sotto, ma darò il mio massimo impegno. Anche da ministro, mi sono sempre occupata del mio territorio. In generale, per l’Italia, per continuare col segno più, il punto di riferimento siamo noi».


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