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Campagna truffaldina. C'è il grande imbroglio dei candidati premier. Dai leader alle squadre - intervista a Dario Franceschini del Corriere della Sera

11 Gennaio 2018

Il Rosatellum spinge alle alleanze post voto




Leggi l'intervista in pdf



Dario Franceschini definisce la sfida dei candidati premier «il grande imbroglio della campagna elettorale». E vuole denunciarlo: «Per vent’anni – dice il ministro della Cultura – siamo stati abituati al confronto tra leader che si contendevano palazzo Chigi nelle urne. D’altronde eravamo in un sistema bipolare e i modelli di voto favorivano questo schema.

Oggi che il sistema è diventato tripolare, che il Rosatellum porta una competizione tra partiti e spinge alla costruzione di alleanze dopo le elezioni, il vecchio schema è superato.

Ma subdolamente è stato trasformato in una sorta di gioco di società: i media continuano a discuterne e le forze politiche fanno addirittura mostra di attrezzarsi. Persino i partiti più piccoli, anche Grasso e Meloni si propongono come premier».
Se il dirigente democratico sostiene che sia «giunta l’ora di smascherare  l’imbroglio», è perché «al Paese va spiegato che il prossimo Presidente del Consiglio dipenderà dalle scelte del capo dello Stato, sulla base della capacità dei futuri gruppi parlamentari di formare una maggioranza di governo. Invece i partiti stanno lanciando i nomi dei loro leader nei simboli come fossero candidati a Palazzo Chigi. Solo noi non partecipiamo al gioco di società, che può spostare flussi elettorali ma è politicamente truffaldino. Renzi, con intelligenza, ha capito il meccanismo e lo sta descrivendo. Infatti auspica un «premier del Pd». E un atto di trasparenza e di chiarezza verso gli elettori».

 

Magari è anche la presa d’atto di aver sbattuto contro un muro.
«Ma no. È un processo che Renzi ha via via maturato dopo l’esito del referendum costituzionale, e che ha portato all’accordo in Parlamento sul Rosatellum. Ed è evidente come le leggi elettorali determinino i processi politici: Macron con il 23,5% ottenuto al primo turno delle presidenziali è alla guida della Francia; la Merkel con il 33% fatica a dare un nuovo governo alla Germania».

 

L’Italia invece torna alla Prima Repubblica.

«Personalmente non darò mai una valenza negativa a questa definizione. Se siamo usciti dallo schema della Seconda Repubblica è per volontà popolare: per effetto del nuovo sistema tripolare e con il voto del 4 dicembre 2o16, il Paese che ha deciso ma il Paese non se ne rende ancora conto e bisogna farlo capire. Alle elezioni si sceglierà un partito, tendenzialmente si potrà scegliere una coalizione, ma di sicuro non si sceglierà mai un premier».

 

Se c’è l’«imbroglio» dei candidati premier, c’è anche l’ipocrisia di chi – come Renzi – dice «mai con Forza Italia dopo il voto».

«Lo stesso Berlusconi dice “mai con il Pd dopo il voto”. È chiaro che tutti i partiti puntino a vincere da soli e che nessuno desidererebbe ritrovarsi seduto a fianco dell’avversario. Ai cittadini, come ha detto il capo dello Stato, spetterà scrivere il 4 marzo la “pagina bianca” nelle urne. La risposta al problema di garantire un governo al Paese si troverà invece nelle regole della Carta costituzionale e nel lavoro di Mattarella, che dovrà guidare il percorso. Ma intanto va smascherato l’imbroglio dei candidati premier».

 

Perché è così importante?
«Perché se è vero che la politica non è più imperniata sulle leadership ed è tornata
ad essere un gioco di squadra, il Pd è l’unica forza a poterne vantare una. E la squadra che ha portato l`Italia fuori dalla crisi e può accompagnarla con competenza nelle sfide e nelle opportunità future: per un verso, gestendo i segnali
consistenti e consolidati di ripresa economica; per l’altro, lavorando insieme a Germania e Francia al rilancio di un’Europa che dovrà essere a più velocità. Ecco, noi abbiamo la squadra e le competenze per realizzare questi ambiziosi progetti».

 

Voi calate nei sondaggi…
«Nel 2013, a due mesi dalle elezioni, i sondaggi prevedevano la vittoria del Pd, il crollo del Pdl e non anticipavano il clamoroso risultato dei Cinquestelle. Lo scarto tra quei test e il responso delle urne superò il 10%. Tanto basta per capire quanto sia forte la mobilità elettorale e quanto saranno importanti i prossimi cinquanta giorni. Da questa parte c’è una squadra. Dall’altra c’è un movimento che è “unfit” a governare – basti vedere cosa accade a Roma e che è un misto di presunzione e approssimazione».

 

Dimentica il centrodestra, che mira a essere maggioranza in Parlamento.
«Quella coalizione è il remake di un film a cui hanno cambiato il copione: rispetto al passato, l’ala populista contende il primato a chi è stato il dominus per vent’anni, presentando proposte economicamente insostenibili, se non socialmente pericolose. Come definire sennò l’idea di Salvini di abolire l’obbligatorietà dei vaccini?».

 

Vi siete spiegati perché nei sondaggi il trend del Pd è negativo? Scontate il declino di Renzi?
«Scontiamo l’ondata populista che si è abbattuta su tutta l’Europa».

 

E magari anche la maledizione delle banche.
«In campagna elettorale viene utilizzato tutto. E più ci si avvicina a personaggi famosi più si usa il tritacarne».

 

Dopo la Boschi c’è Renzi, che in una telefonata anticipò a De Benedetti il varo del decreto sulle Popolari. Un gioco al limite dell’insider trading tra due «tessere» del Pd.

«A parte che sulla vicenda la procura di Roma ha chiesto l’archiviazione, ricordo che in quei giorni la storia del decreto era tutto fuorché un mistero. Tanto che Renzi ne parlò in diretta streaming alla direzione del Pd».


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