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Fassino: rispettiamoci, dividerci e perdere è imperdonabile - intervista de la Repubblica

11 Novembre 2017

“Gli italiani non ci perdonerebbero di aver perso per le nostre divisioni. Non possiamo lasciare che alla guida dell’Italia l’estremismo di Salvini o l’inconcludenza del Movimento 5 Stelle”



Piero Fassino
 lancia un ultimo appello.
«In queste ore si impone a tutti un sussulto di responsabilità – dice l’ex sindaco di Torino – gli italiani non ci perdonerebbero di aver perso per le nostre divisioni».

Che rischi vede? 
«Che alla guida dell’Italia possa tornare una destra prigioniera dell’estremismo di Salvini, o un Movimento 5 Stelle che in questi mesi non ha avanzato una sola proposta su nessuno dei temi strategici per il futuro».

I 5 Stelle hanno presentato un programma e un candidato premier però. Voi no.
«Non si è capito cosa M5S pensi su lavoro, Europa, immigrazione, welfare, politica estera. Per questo con i 5 Stelle si rischia – com’è già accaduto nelle città in cui è al governo – di consegnare il Paese a una forza che non ha visione, né classe dirigente».
Pd ce le ha? 
«Il Pd lo ha dimostrato. L’Europa e l’Italia stanno uscendo dalla crisi, per la prima volta l’incremento del pil è intorno all’1,5 per cento. Abbiamo il record di esportazioni, il doppio di quelle della Francia. La produzione industriale cresce, c’è un forte rientro dei lavoratori dalla cassa integrazione e quasi un milione di posti di lavoro in più con il Jobs Act».

Le persone con cui vorreste allearvi descrivono tutt’altro quadro.
«Il centrosinistra ha il dovere di cercare di costruire la sua unità. Ed è per questo che dico una cosa molto semplice: basta veti e pregiudiziali, partiamo da quello che ci unisce».

Ad esempio?
«Sul lavoro, invece di continuare una guerra ideologica sul Jobs Act pensiamo a delle soluzioni per convertire i posti a tempo determinato creati in contratti a tempo indeterminato. La crisi ha lasciato ferite sociali profonde: cerchiamo modi per ricucirle e sanare la precarietà. Su Ius soli e fine vita c’è un’intesa, proviamo insieme a portare a casa queste leggi. E pensiamo a un piano straordinario per i giovani che in- vesta su formazione, scuola, università, lavoro. Io dico che è possibile ragionare con tutti senza che nessuno rinunci alla sua identità».

Lo dice a chi, come Pietro Grasso, accusa il Pd di averla persa, l’identità. 
«Abbiamo tutti grande stima per come Grasso ha esercitato la sua funzione, lui abbia lo stesso rispetto per la grande comunità di uomini e di donne che è il Pd. Che non è né di Bersani né di Renzi, ma di milioni di persone. Rispettiamoci. Rimandando la questione della leadership a un altro a tempo».

Fassino, elude il problema? 
«La legge elettorale non impone di presentare agli elettori un capo del governo: ogni partito va con il suo leader. Se vinceremo, decideremo cosa fare anche in base a come si saranno pronunciati gli elettori. Guardiamo con grande interesse al progetto che ha messo in campo Pisapia. Bonino, Calenda, Boldrini, Grasso sono personalità importanti su cui non abbiamo nessun pregiudizio. E a Mdp chiediamo di superare pregiudizi e rancori nei nostri confronti e di provare a individuare quali possono essere i terreni comuni su cui lavorare».


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