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Zanda: dobbiamo dirci la verità sulle ragioni della sconfitta - intervista al capogruppo Dem al Senato de la Repubblica

07 Novembre 2017


di Alessandra Longo


La gloriosa macchina da guerra è inceppata da tempo. Per il Pd di Matteo Renzi un’altra sconfitta. Dare la colpa agli altri? Rimuovere la botta al più presto? Luigi Zanda, presidente dei senatori Pd, vede un’unica strada: «Dobbiamo dirci tutta la verità, senza sconti sulle ragioni delle nostre sconfitte». E Renzi deve fare un passo di lato? «Solo lui può decidere di spezzare l’identificazione, prevista dal nostro Statuto, e voluta da Bersani, tra segretario e candidato premier…».

 

Senatore Zanda, dopo la débacle siciliana, il Pd rischia grosso alle Politiche.

«Sono almeno 15 anni che il centrosinistra deve fare i conti con la crisi. Prima sono entrati in sofferenza Ds e Margherita, poi, anche per questa ragione, è nato il Pd. La crisi si è interrotta un paio di volte con i buoni risultati di Veltroni alle Politiche ( 33%) e Renzi alle Europee (41%)…».

 

Cifre da album dei ricordi.

«In effetti dopo la “non vittoria” con Bersani nel 2013, abbiamo perso amministrative, regionali, grandi città, a cominciare da Roma, e perso il referendum subendo poi l’onta di una legge elettorale cassata dalla Consulta».

 

L’argomento si introduce da solo. Non sarebbe meglio che Renzi prendesse atto di questa catena di sconfitte?

«Sarebbe disonesto dargli tutta la colpa, il passato è denso di responsabilità di altri».

 

Sì ma se il Pd non cambia affonda. La Sicilia è un segnale da ultima spiaggia.

«Io dico che la situazione è preoccupante per l’intero centrosinistra. Francamente trovo molto originale che Mdp faccia festa per il cattivo risultato del nostro partito. Trovo fuor di misura Gotor che irride al Pd o Faraone che se la prende con Grasso».

 

Occupiamoci del Pd. Non è il caso che Renzi, di fronte all’ennesima batosta, faccia un passo di lato?

«Io non sono mai stato renziano però l’ho sostenuto con lealtà. Il nostro Statuto prevede che segretario e candidato premier siano la stessa persona. Solo Renzi può spezzare questo legame. Lo ha fatto un anno fa con Gentiloni e ha funzionato, ha fatto bene al partito, al Paese e a Renzi stesso. Se vuole scindere le due figure Renzi lo può fare ancora. È Renzi e solo Renzi che deve valutare se in questa fase convenga che lui sia segretario e anche candidato presidente. È una decisione che assumerà un’importanza nazionale. Se il prossimo governo sarà di coalizione il presidente del consiglio dovrà essere indicato da tutti gli alleati».

 

Un passo di lato potrebbe favorire il dialogo.

«Le ripeto, solo Renzi può decidere considerando tutti questi elementi».

 

Rosato ricorda che due milioni di persone hanno votato per lui alle primarie.

«Verissimo. Però va anche detto che quei due milioni sono sì frutto dell’appeal di Renzi ma anche del lavoro appassionato di dirigenti e militanti della cui opinione bisogna tener conto perché sono loro che fanno l’unità del partito. E quando è unito il Pd vince».

 

Gli elettori del Pd non hanno capito Renzi o Renzi non ha capito gli elettori del Pd?

«Gli elettori hanno sempre ragione. Ma questa è stata una legislatura molto difficile, senza quasi maggioranza al Senato, con la crisi economica globale, la crisi dei partiti tradizionali in tutta Europa. Renzi non è stato fortunato».

 

Adesso come si risale?

«Il centrosinistra ha una riserva enorme di pensieri e idee. Lo spazio per riprendersi c’è, purché si parli delle sconfitte senza infingimenti».


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