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Sicilia, sviluppo possibile con Cultura e Turismo - intervento del ministro per i Beni Culturali e il Turismo Dario Franceschini su La Sicilia

29 Ottobre 2017

Per troppo tempo turismo e cultura hanno viaggiato in Italia su due binari differenti. Il primo è stato considerato quasi esclusivamente per i grandi numeri del settore balneare, mentre la seconda è sempre stata vissuta come una nobile testimonianza del passato delle tante civiltà che si sono sviluppate sul nostro territorio, un patrimonio prezioso di cui occorreva soprattutto conservare l’integrità e tramandare la memoria. Ciò ha impedito  di fatto lo sviluppo di un ciclo virtuoso al quale solo da pochi anni si è cominciato a dare il giusto rilievo. La valorizzazione dei musei, dei siti archeologici, dei monumenti, delle bellezze del nostro Paese, che nell’ultimo triennio ha visto un balzo in avanti con l’aumento dei visitatori del 15% nei luoghi della cultura statali, deve infatti andare di pari passo con la crescita di un turismo sostenibile, fatto di visitatori curiosi, preparati e rispettosi del contesto in cui soggiornano. L’Italia, come si propone il Piano Strategico del Turismo, deve diventare un paese per viaggiatori, desiderosi di vivere un’autentica esperienza di stile di vita italiano. È per questo che, dopo il 2016 anno dei cammini e il 2017 anno dei borghi, il 2018 è stato proclamato anno del cibo. Per lo stesso motivo, sull’onda della competizione virtuosa per il titolo di Capitale Europea della Cultura 2019, è stata istituita la Capitale Italiana della Cultura, che, dopo i felici risultati di Mantova e Pistoia, il prossimo anno vedrà Palermo protagonista. Un’opportunità straordinaria che l’intera Sicilia deve saper cogliere, offrendo a chi verrà la possibilità di scoprire il fascino e la suggestione di una terra antica, in cui popoli e culture del Mediterraneo si sono incontrati e continuano a incontrarsi dando vita a una civiltà unica, dove genti, storie e religioni diverse hanno saputo convivere in armonia. L’isola gode di un considerevole patrimonio archeologico e artistico, un mare di straordinaria bellezza, una cultura enogastronomica millenaria, paesaggi di grande suggestione: una ricchezza sempre più apprezzata dai viaggiatori, soprattutto provenienti dall’estero, che negli ultimi anni  stanno premiando l’offerta turistica siciliana. Una tendenza che nel 2017 è confermata da dati significativi, con un aumento del 20% degli arrivi. Un risultato che la Sicilia deve capitalizzare, investendo con coraggio nella valorizzazione turistica del proprio patrimonio, come ha fatto bene in questi anni l'amico assessore Antony Barbagallo.  Puó essere un nuovo inizio per la Sicilia, il primo passo di un percorso di sviluppo sostenibile che punti sul patrimonio storico, artistico e architettonico, sulle esperienze associative, sulla capacità di unire energie pubbliche e private, sul coinvolgimento dell’intera cittadinanza nel raggiungimento di un obiettivo strategico: fare della cultura il vero motore della crescita della comunità. Lo Stato è pronto a fare la sua parte per valorizzare le eccellenze culturali siciliane, come dimostrano l’impegno per il risanamento e il rilancio dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa e il lavoro per inserire il Festival Bellini di Catania nell’elenco molto ristretto di grandi festival che hanno un contributo diretto dello Stato, con l’ipotesi di ragionare sulla trasformazione del teatro nel riassetto complessivo della nuova legge sullo spettacolo dal vivo. La Sicilia, forte della sua autonomia, può cogliere una grande occasione e dimostrare che la cultura è la chiave di volta per creare lavoro, benessere e coesione sociale. Per far vedere che, al contrario di quanto detto infelicemente qualche anno fa, con la cultura non solo si mangia, ma si prospera.

 


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