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Rosato: è una legge che facilita la governabilità e che consente agli elettori la scelta dei propri rappresentanti - intervista al capogruppo Pd alla Camera de La Stampa

26 Ottobre 2017

Rosato, lei rischia di diventare impopolare tra i suoi colleghi per le simulazioni sui collegi che vi danno perdenti da nord a sud. Le sue sono migliori?

«Certo, e raccontano un film diverso. C’è un nord più contendibile di quanto viene raccontato, la scelta dei candidati anche lì farà la differenza. E poi abbiamo solide amministrazioni di centrosinistra che rappresentano anche modelli capaci di trainare consenso al nostro partito. Ci sono molti collegi immaginati come perdenti su cui siamo invece sicuri del fatto nostro. Quindi questa favola che nei collegi perdiamo è irreale».

 

Il nemico a sinistra può farvi perdere un quarto delle sfide nei collegi, o no?

«Un nemico può sempre fare danni e non facilita nessun percorso».

 

Dunque che ci guadagna il Pd non avendo una coalizione con cui insidiare il centrodestra?

«Abbiamo sempre fatto coalizioni e le abbiamo in tutte le amministrazioni in giro per l’Italia. Poi ci guadagna il paese, che avrà una legge che facilita la governabilità e che consente agli elettori la scelta dei propri rappresentanti».

 

Ma perchè facilita la governabilità se lo sbocco più probabile è che nessuno vincerà?

«Perchè con tre poli e due camere che esprimono la fiducia, con un sistema proporzionale, come era quello uscito dalle sentenze della Consulta, sarebbero state scontate le vaste alleanze dopo il voto. Con questo sistema invece, c’è un premio di governabilità implicito nel maggioritario: se una coalizione fa un buon risultato, può avere i numeri per governare».

 

Può escludere che farete le larghe intese con la destra?

«Noi non le vogliamo fare, non so se qualche altro partito e i 5Stelle per caso stiano già pensando ad ipotesi di alleanze».

 

Ha promosso una legge che favorisce le coalizioni, senza che il Pd ne abbia una. Pensate di farla con Pisapia, Bonino o Calenda, che non si candideranno?

«Una volta approvata la legge elettorale e definite le regole del gioco, ci sarà molta più lucidità da parte di tutti. C’è un mondo di esperienze civiche e politiche fuori dal Pd, che considera questi anni di governo positivi e che va interpretato con le candidature più giuste. Poi, anche chi oggi ci ha chiuso la porta, potrebbe capire il pericolo di regalare il paese alla destra».

 

È ancora possibile un’alleanza con Mdp?

«Assolutamente sì. Pur avendo loro fatto la scelta di uscire dalla maggioranza ben prima della discussione sulla legge elettorale, ritengo ci siano ancora elementi per ricucire quel filo che, tra dirigenti responsabili, non andrebbe mai tagliato. Noi lo abbiamo detto e ridetto: niente veti da entrambe le parti. Poi se invece faranno una scelta di isolamento, pagheranno dazio con gli elettori di centrosinistra».

 

Magari dopo il voto in Sicilia comincerete a ragionare su come contenere i danni. Giusto?

«La Sicilia è un appuntamento importante, ma non un test nazionale. Abbiamo vinto con Crocetta solo perchè il centrodestra si presentava diviso con due candidati. Oggi la destra, che è sempre stata forte nella regione del 61 a zero del 2001, viene sfidata con un ottimo candidato per una partita che non è ancora per nulla persa. Ma le politiche saranno un altro campionato».

 

Napolitano, Veltroni, Prodi hanno criticato la fiducia. Almeno al Senato potevate evitarla?

«Chiedere decine di voti segreti per scrivere la legge elettorale è un uso strumentale del voto di coscienza. Abbiamo risposto ad un uso sbagliato del regolamento con uno strumento che ha impedito un altro fallimento del Parlamento. Ma con 375 sì alla Camera nel voto finale, per giunta a scrutinio segreto, questa è la legge elettorale più votata e quindi condivisa nella storia repubblicana».


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