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Approvato alla Camera il decreto legge sulle banche venete - Tutelati i risparmiatori e i lavoratori, protetto il tessuto economico

13 Luglio 2017



DOSSIER


INTERVENTI IN AULA


COMUNICATI STAMPA


A differenza di quanto urlato dalle opposizioni, gli unici favori sono ai risparmiatori e al sistema economico veneto.

Sulla vicenda delle due banche venete, è necessaria un’operazione di verità. Chi ha parlato di “favori alle banche”, è del tutto fuori strada. L’operazione del governo infatti  protegge i risparmiatori e i lavoratori delle banche. Permette di evitare una voragine capace di far franare l’economia veneta e quindi, a catena, di compromettere la salute dell’economia italiana.

La soluzione messa in campo tutela tutti i risparmiatori: i correntisti, compresi quelli sopra i 100mila euro e tutti gli obbligazionisti, senior e subordinati.

Lo Stato non fa regali a nessuno, tanto meno a Banca Intesa.

La prima domanda da porsi è: che cosa sarebbe successo se lo Stato non fosse intervenuto? Senza questo intervento, ora ci troveremmo davanti a una catastrofe. Il decreto del governo ha, infatti, scongiurato la soluzione estrema del fallimento che avrebbe caricato esclusivamente sui privati il costo. I soldi dei correntisti con più di 100.000 in banca sarebbero stati prelevati forzosamente. Gli azionisti e gli obbligazionisti avrebbero visto azzerati i loro titoli. I circa 11mila dipendenti delle due banche avrebbero perso il loro lavoro. Circa 200mila famiglie e 100mila piccole e medie imprese si sarebbero viste costrette a restituire immediatamente i soldi presi a prestito e quindi, molto probabilmente, a fallire.

L’intervento pubblico, invece, riduce fortemente i danni provocati dalla cattiva gestione delle due banche. La soluzione è quella dello sdoppiamento in good bank e bad bank. La prima, che ha ereditato gli asset per poter garantire la continuità operativa, è stata ceduta a Banca Intesa. La bad bank, invece, è stata trasferita a una società statale perché ottenga il massimo valore dei crediti deteriorati presi in carico per rimborsare i creditori, tra cui lo Stato. In questo modo, i correntisti veneti non hanno trovato le banche e i loro bancomat chiusi.

Nessun lavoratore è stato licenziato (ci saranno solo esuberi volontari). Le famiglie e le imprese possono continuare a contare sui prestiti delle due banche.





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