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Il Pd, l'Europa i conti pubblici e il futuro - la newsletter di Marina Sereni

13 Luglio 2017


La questione su cui vorrei soffermarmi oggi comincia con uno scambio di lettere tra il ministro Padoan e i commissari  Dombrovskis e Moscovici. Il nostro ministro dell'Economia scrive a maggio per illustrare la linee per la manovra di Bilancio 2018 e spiegare alla Commissione le ragioni - i dati positivi e la centralità della ripresa, da un lato, l'aver tenuto in ordine i conti pubblici, dall'altro - per le quali ritiene sia possibile un aggiustamento dei conti pubblici italiani dello 0,3 punti di Pil anziché dello 0,6. Per chi ne vuole sapere di più ecco la lettera di Padoan. Ieri i commissari rispondono positivamente  ribadendo che questa ipotesi si fonda su due presupposti: che l'Italia prosegua lungo la strada della riduzione del debito e che le scelte di bilancio vadano nella direzione della crescita economica. 


Dunque una buona notizia da Bruxelles: dopo la manovrina approvata nei mesi scorsi la legge di Bilancio potrà essere più "leggera" anche se - come è evidente - ciò non la rende meno delicata e complessa. Le risorse disponibili saranno comunque limitate e l'esigenza di non disperderle in mille rivoli imporrà al Governo, alla maggioranza, al Pd di selezionare pochi obiettivi molto leggibili. Personalmente ritengo che la riduzione del costo del lavoro per favorire l'occupazione dei giovani e un aumento delle risorse per il contrasto della povertà debbano rappresentare i due punti irrinunciabili. 

Perché sono partita da qui? Cosa ci dice la corrispondenza tra Padoan e Dombrovski? Ci dice che le riforme e il rispetto delle regole da parte dell'Italia hanno aperto in Europa un dibattito nuovo e positivo sulla necessità di spingere di più sulla crescita e hanno consentito di definire un diverso equilibrio tra equilibrio di bilancio e spese per investimenti. Questo ha permesso al nostro Paese di ottenere dai partner europei un'interpretazione delle regole più favorevole in materia di disciplina di bilancio.

Ecco un insegnamento, per l'oggi e per il futuro: in Europa le regole ovviamente si possono sempre mettere in discussione, ma si riescono a cambiare solo se si costruisce un consenso ampio. E poi, cosa ancora più evidente e importante, le regole si possono rispettare e applicare in modo flessibile se c'è fiducia e serietà tra i diversi attori.

Questa constatazione mi porta ad una considerazione conclusiva. Su cosa si giocherà la prossima campagna elettorale? Naturalmente su molti elementi legati al bilancio di questa legislatura, al giudizio sui risultati, per me decisamente positivi sul terreno dei diritti, dell'economia e del welfare. Ma non sfugge a nessuno che il tema dell'Europa, del futuro del processo europeo e del ruolo del nostro Paese sarà senza dubbio centrale nella competizione elettorale. Bene, allora credo dobbiamo cercare di rispondere con il massimo della chiarezza a questa domanda: in questo confronto dove si posiziona il Pd? Nello spazio di chi non perde occasione per attaccare e criticare l'Unione Europea? Trovo che quel campo sia già molto affollato: ci troviamo la Lega di Salvini, il M5S di Grillo-Casaleggio, la sinistra radicale di Fratoianni e in parte lo stesso Berlusconi...

Penso invece che il Pd debba occupare l'altra metà del campo di gioco, con un discorso esplicitamente e orgogliosamente europeista nel quale si può spiegare ai cittadini che per difendere meglio gli interessi dell'Italia (cioè dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, delle famiglie, dei giovani italiani) l'Europa è non solo utile, ma indispensabile. Ciò a maggior ragione dopo la vittoria di Trump negli Stati Uniti. L'Europa è il nostro destino, il luogo in cui la cultura e i valori dell'Occidente e della sinistra riformista possono realizzarsi e innovarsi. I limiti dell'Europa di oggi possono essere colti e superati soltantoo da chi crede fermamente nel processo europeo e ha il coraggio politico di difenderlo agli occhi dei suoi concittadini. 
Mi fermo qui, invitandovi a leggere in conclusione una riflessione di Marco Piantini  pubblicata oggi su La Stampa che condivido totalmente e che mi sembra indichi in modo molto efficace l'ineludibile compito del Pd e di tutte le forze riformiste in Italia e in Europa. 


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