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Rosato: direzione centrata sui problemi del Paese. Le beghe interne? Non interessano a nessuno - intervista de Il Mattino al Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati

06 Luglio 2017


di Alberto Alfredo Tristano



«Pacata, serena e costruttiva. Ecco come sarà la nostra direzione. Democratica, esattamente come ci chiamiamo noi. Centrata sui problemi del Paese, non sulle beghe interne che interessano a non più di 600 persone in Italia», Ettore Rosato,
capogruppo alla Camera del Pd, allontana le tensioni fra i democrat e rilancia sulla fase operativa del partito, preliminare alla scrittura del «programma della campagna elettorale, sempre più vicina».

Onorevole Rosato, ci sarà una tregua con le dissidenze di Franceschini e Orlando?
«Diversità di vedute, normali in un partito plurale. Prima di tutto, comunque, ci sarà la presentazione di quello che vogliamo fare per risolvere i problemi degli italiani: il lavoro, la pressione fiscale, le prospettive per il domani. Sono questi i temi di cui deve preoccuparsi un Pd forte e autenticamente riformista.
Le lotte discussioni fra noi hanno scarsissimo appeal appena fuori dalle nostre stanze. A breve ci presenteremo al giudizio del Paese su questioni molto più concrete».

Il tema del Pd da solo e in coalizione non è tuttavia secondario per il voto. Rispetto a Pisapia che atteggiamento avrete?
«Se ripenso alla piazza di Insieme, sabato scorso a Roma, il primo pensiero è che c’erano forze che non hanno molte convergenze, anzi. Si percepiva più ostilità a Renzi che la costruzione di un campo alternativo alla destra.
Progetto politico legittimo, per carità, ma che non ha nulla a che fare con il Pd. In ogni caso, non è problema nostro. Per quanto ci riguarda, siamo aperti al dialogo, purché sia funzionale a battere il centrodestra. La pura testimonianza in politica non mi sembra serva al Paese. Noi vogliamo parlare di programmi.
Chi si ritroverà su quelli, percorrerà insieme la stessa strada».

Anche Prodi ha manifestato critiche sulla strategia renziana.
«Lui come Veltroni sono stati protagonisti della nascita del Pd e questa è casa loro».

Tra le prossime sfide elettorali, c’è la Sicilia.
«Nell’isola dobbiamo lavorare attorno a un modello che ha funzionato ed è quello che ha portato Leoluca Orlando a riconfermarsi sindaco di Palermo».

Dopo la rinuncia di Grasso, potrebbe essere lui?
«No, questo è assolutamente escluso da lui, giustamente appena eletto sindaco. Prima che dai nomi, bisogna iniziare dai progetti. La Sicilia è una Regione a statuto speciale, in quanto tale ha poteri straordinari che purtroppo non sono stati finora utilizzati per crescere ma per restare ancora più indietro».



Si parla anche della candidatura del ministro degli Esteri, Alfano.

«Prima il programma, poi verrà fuori il nome».

In Lombardia è fatta sul sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, a candidato governatore.
«Gori è una proposta in campo, che io considero seria a credibile. È espressione di un partito ma anche di tanto civismo, che caratterizza il centrosinistra».

Sulla legge elettorale tutto rimandato a settembre.
«Come è noto, abbiamo proposto prima il Mattarellum, poi il testo battezzato col mio nome, il Rosatellum, poi il proporzionale.
Su nessuno di questi tre modelli di legge si è costruita una maggioranza leale che consentisse di approvare la nuova legge. Mi auguro che in questi due mesi maturi un senso di responsabilità che finora è mancato. Il Pd ha fatto la sua parte, forze come il Movimento 5 stelle prima hanno sottoscritto un patto, poi lo hanno buttato a mare, tradendolo».

La questione migranti è quella che sta impegnando maggiormente il governo in questi giorni.
«Spero che dal vertice dei ministri degli Interni oggi e domani a Tallin alle parole seguano i fatti. L’Italia è protagonista suo malgrado di questa enorme emergenza che ha messo a nudo assurdi egoismi nazionali.
Occorre capire che l`unica soluzione passa attraverso l`Europa, perché i singoli Stati nulla possono rispetto a fenomeni di massa di queste proporzioni».


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