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Intercettazioni su Il Fatto, Sereni: Politica, Magistratura, Comunicazione, ognuno torni al suo mestiere

17 Maggio 2017



Si può uscire dal corto circuito politica-giustizia-comunicazione? O siamo destinati a vedere ogni giorno qualche intercettazione illegalmente trasmessa alla stampa e illegalmente pubblicata così da celebrare un finto processo sulle prime pagine dei giornali? Ieri Renzi ha risposto con un post che in tanti, me compresa, hanno letto e condiviso sul presunto scoop de "Il Fatto Quotidiano".  C’è davvero da augurarsi che la giustizia faccia rapidamente il suo corso cosi da far emergere la verità e le responsabilità di chi in questa vicenda sta giocando sporco.

Resta il problema di fondo: un sistema democratico si regge sulla distinzione e sull’equilibrio tra i poteri e sulla capacità della libera stampa di essere “cane da guardia”, capace di informare correttamente l’opinione pubblica sui fatti e sulle azioni di chi ha potere e ricopre incarichi pubblici. Ma in Italia questa distinzione di compiti e questo equilibrio si sono rotti da tempo e non possiamo non vedere come questo metta a repentaglio la qualità della democrazia. Se guardiamo ai decenni passati dobbiamo riconoscere che anche noi, la sinistra, abbiamo delle responsabilità per aver assecondato a volte scorciatoie mediatico-giudiziarie nella battaglia nei confronti della destra. Come se ne esce? Può sembrare ingenuo o velleitario, ma a me viene in mente solo una risposta: tornare a fare ognuno il proprio mestiere.

La politica non può delegare alla magistratura il compito di riformare se stessa e restituire ai cittadini fiducia nelle classi dirigenti. La magistratura non può fare i processi fuori dalle Aule di tribunale o pensare di sostituirsi alla politica nel decidere su terreni che non le appartengono. La libera stampa non può soccombere alla logica dello scoop a tutti i costi, a rischio di deformare la realtà soltanto per vendere qualche copia in più. Arduo programma, lo so. Ma non mi rassegno all’idea che tra i politici, tra i magistrati, tra i giornalisti non prevalgano coloro che comprendono i rischi che si stanno producendo. Non per questa o quella parte politica ma per il funzionamento del sistema democratico italiano.


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