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Il reato di apologia di fascismo - intervista de l'Unità a Emanuele Fiano

06 Maggio 2017

Emanuele Fiano, deputato milanese del Pd, è primo firmatario della proposta di legge 3343 del 2 ottobre 2015 per portare nel Codice penale, con l`articolo 293 bis, il divieto di apologia del fascismo previsto dalla legge Scelba del 1952. 
Fiano, la stupisce il numero di 530 pagine dichiaratamente neofasciste su Facebook?
«No, perché sul terreno fertile delle questioni dell`immigrazione si moltiplicano le pulsioni neofasciste e razziste: è solo di ieri fa l'aggressione un`aggressione di Forza Nuova alla sede della Oim a Roma. Questo è il nuovo terreno di scontro, che si congiunge a opzioni di destra meno estremiste, meno radicali ovvero sovraniste e populiste. 
C'è un movimento che tiene insieme destre un tempo separate. Poi magari dietro più pagine ci possono essere le stesse persone, il fenomeno però esiste». 
Oltre al numero di pagine, colpisce quello dei like, con nome e cognome…
«È indubbio che il fenomeno cresca, anche perché come dicevo trova il terreno fertile di temi attuali, molto sentiti da una popolazione che è più estesa di quella dichiaratamente neofascista. Quando questi gruppi diventano antieuropeisti, sovranisti incontrano persone che si accostano loro perché ne condividono la contrarietà all'euro, lo slogan dell`Europa matrigna, degli immigrati che tolgono lavoro. E così un`ideologia consolidata trova nuovo sfogo». 
La sua proposta di legge potrebbe arginare questa “onda nera” sui social network?
«C`è un punto specifico sul web, visto che prevede che la pena per la propaganda di beni, immagini o contenuti legati al neofascismo o neonazismo sia aumentata di un terzo, se la diffusione è attuata attraverso strumenti telematici o informatici. Ci ne siamo già occupati insomma, perché è evidente che se un gadget del Duce finisce in mano a qualche centinaio di nostalgici, una pagina Facebook può raggiungere milioni di persone. Sappiamo insomma quanto grave sia la situazione su internet. La mia iniziativa nasce, perché mi sembra singolare che il reato di apologia del fascismo non sia previsto nel Codice Penale. Non è obbligatorio, molti reati sono presenti nei testi di legge e non nel Codice penale ma mi sembra doveroso aggiungere questo, in una Repubblica fondata sull`antifascismo. E poi la mia proposta vuole appunto aggiornare la legge Scelba, perché i tempi sono cambiati. E perché alla fine fine sfuggivano alle sue maglie alcuni comportamenti come il saluto romano, perché non volto a costituire un`associazione o a perseguire l'apologia del fascismo con una struttura. E allora ecco che si arriva a dover sopportare l`onta, il 29 aprile a Milano, di centinaia e centinaia di persone con i loro saluti romani, a commemorare caduti tra cui alcuni assassini della decima Mas». 
Cosa si aspetta succeda dopo che il 29 è stato disatteso il divieto della prefettura di Milano?
«L`opinione pubblica antifascista e la stessa giunta di Milano vogliono che queste persone vengano denunciate, e poi però anche condannate. Il più delle volte invece questo tipo di manifestazioni non viene condannato, perché viene fatto prevalere il principio dell'articolo 21 della Costituzione sulla libera espressione di idee. Andrebbe però ricordato che il fascismo non è un`idea, ma un crimine: non a caso, la Costituzione riconosce un solo limite rispetto all'articolo 21 ed è quello previsto dalla legge Scelba, che va appunto aggiornata. In Italia certi gesti non si possono fare impunemente». 
A che punto è l'iter della legge?
«È già passata in Commissione giustizia alla Camera, mi auguro che nei prossimi giorni possa riprendere il suo cammino e arrivare alla discussione in Aula, prima dell`estate. Del resto, sia la presidente della Commissione e la stessa presidente della Camera si sono dette interessate al tema». 
Prevede un via libera senza intoppi?
«Immagino che la discussione a destra sarà animata, si proverà a sostenere che va difesa la libertà di espressione. Ma i numeri ci dovrebbero essere, si potranno avere modifiche a dei dettagli ma credo proprio che la modifica del Codice Penale passerà».

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