Registrati

Privacy

Informativa ai sensi dell'art. 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. La raccolta e il trattamento dei dati sono effettuati limitatamente ai fini connessi alla gestione operativa e amministrativa del servizio. I dati sono trattati con strumenti informatici e telematici e non saranno comunicati a terzi. Il titolare del trattamento è AreaDem.
* Acconsento al trattamento dei miei dati personali
Log in

 
Registrazione al sito - Login al sito

Italicum bis senza voti il Pd avrà mani libere Il Mattino - intervista de Il Mattino al capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato

15 Maggio 2017

Bisogna favorire la stabilità dei governi. La soglia al 5 % punto fermo

Ettore Rosato, capogruppo dei deputati del Pd: domani in commissione Affari costituzionali ci sarà un primo voto sull’Italicum bis. Conferma che il voto del Pd non è scontato?

«Confermo. Riteniamo che il testo non sia adeguato alle esigenze del Paese. Domani mattina ci sarà un ufficio di presidenza del gruppo e insieme decideremo».

 

Il Pd insisterà sul sistema tedesco?

«Siamo convinti che ci siano i numeri per approvare una legge migliore. La nostra proposta è chiara. Proponiamo un sistema per i150 per cento maggioritario, coni collegi uninominali, per favorire la formazione di coalizioni, e per un 50 per cento proporzionale, con uno sbarramento al 5 per cento, per garantire la rappresentanza a tutti i partiti. Il nostro interesse è incentivare una logica maggioritaria, che poi vuol dire aiutare a garantire la governabilità al Paese».

 

A favore del sistema tedesco si sono detti la Lega, Ala, i fittiani. Approverete la legge elettorale con chi ci sta, con una maggioranza trasversale?

«Faremo tutti gli sforzi possibili per tenere unita la maggioranza di governo ma sulla legge elettorale bisogna avere la consapevolezza che occorre uno scatto in coraggio e determinazione».

 

Il Pd alla fine apre alle coalizioni. L’idea della vocazione maggioritaria è definitivamenModello te tramontata?

«Il Pd non è mai stato in contraddizione con la coalizione e poi ci eravamo impegnati a cercare il miglior punto di mediazione e lavoriamo perchè ci sia intorno alla nostra proposta la massima convergenza possibile. Ci aspettiamo da Mdp e dagli altri partiti della sinistra un segno di coerenza in questo nostro percorso».

 

Quale modello di coalizione immagina il Pd, una coalizione che ricalchi l’attuale maggioranza di governo, e dunque più spostata verso il centro, o una coalizione che guardi innanzitutto a sinistra come sollecitano Prodi e Pisapia?

«Immagino una coalizione che sia la più ampia possibile e che parta dall’esperienza di governo».

 

Dunque senza gli scissionisti di Mdp?

«Mdp, anche se non sembra, è al governo. Ricordo che i suoi parlamentari votano la fiducia al governo».

 

Il Pd vuole lo sbarramento al 5 per cento ma Angelino Alfano, leader di Ap, chiede che la soglia sia fissata al 3.

«Abbiamo opinioni diverse. La soglia al 3 per cento favorisce la frammentazione delle forze politiche e rende più difficoltosa la stabilità dei governi come ci hanno insegnato esperienze passate. Per il Pd i15 per cento è un punto fermo».

 

Si è discusso molto di un Pd partito personale. Oggi, il Pd è il partito di Renzi?

«Il Pd è un partito molto plurale, l’unico che c’è in Italia. Gli altri, da Forza Italia a M5s, hanno un proprietario. Anzi, Grillo è più proprietario del M5s di quanto Berlusconi lo sia di Forza Italia. Nel M5s non c’è una leadership contendibile, c’è solo un blog che non rappresenta un luogo di democrazia».

 

Però Macron ha vinto uscendo dal Partito socialista e fondando un suo movimento. Le leadership vanno oltre i partiti?

«Indubbiamente servono leadership che vanno consolidate dal voto, come è successo a Macron. Il Pd alle primarie ha mosso quasi due milioni di italiani che hanno riconosciuto e confermato la leadership di Renzi».

 

Il Pd è favorevole a una commissione di inchiesta sulle banche. Ma ci sono i tempi visto che manca meno di un anno alla fine della legislatura?

«La commissione sarà approvata il 24 maggio e già a giugno sarà operativa e potrà terminare il lavoro entro sei mesi. Siamo i primi a volere chiarezza, anche sulle decisioni o non decisioni assunte negli anni precedenti al governo Renzi. Senza le riforme delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo fatte da Renzi la situazione ora sarebbe gravissimi. Solo politici spregiudicati e in malafede possono continuare a speculare sul lavoro fatto per garantire la forza e l’autonomia del sistema bancario».


Commenta... oppure


torna su

Agenda

DoLuMaMeGiVeSa
1234 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31

Nuovi italiani

Rassegna stampa