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Zingaretti: il lavoro che serve al Sud serve all’Italia - lettera del segretario PD a Il Mattino

01 Aprile 2019


Zingaretti incontra i sindacati, confronto sul futuro dell’Italia e dell’Europa

“Il governo sta facendo danni enormi e tutta l’Italia ne soffre ma c’è una parte del Paese che non può davvero permettersi di fare passi indietro: il Mezzogiorno. Occorre darsi una strategia: fare del Sud il luogo in cui sperimentare l’innovazione nel segno della sostenibilità sociale e ambientale, il luogo della valorizzazione della bellezza e della cultura: creare lavoro di qualità deve essere la priorità assoluta, un’ossessione”. Lettera del segretario PD a Il Mattino

“Gentile direttore,
questo governo sta facendo danni enormi all’Italia. Il 2019 secondo tutte le previsioni, come le ultime di Confindustria, sarà a crescita zero. Diminuisce l’occupazione e la produzione, crolla la fidu- cia. Pesa il rallentamento dell’economia mondiale, certo, ma l’esecutivo con le sue scelte e soprattutto con le sue non scelte sta aggravando drammaticamente la situazione alimentando il costo dell’incertezza.

 

Tutta l’Italia ne soffre. Ma se c’è una parte di Paese che non poteva davvero permettersi un arretramento, quella è il Mezzogiorno. Il Sud è ancora lontano dal recuperare i livelli pre crisi e i dati più recenti sono allarmanti: con questo governo, al Sud si sono persi 80 mila posti lavoro. I leader dei due partiti trascorrono nelle regioni meridionali molto tempo per fare propaganda, poco invece, per risolverne i problemi. Il Sud va rimesso al centro della politica economica ed industriale nazionale, perché questo libera energie che possono far ripartire l’intero Paese.

 

L’obiettivo per noi è chiaro: lavoro, lavoro, lavoro. Bisogna mettere le imprese nelle condizioni di creare lavoro buono, ma anche lo Stato deve fare attivamente la sua parte. Avevamo stabilito un principio semplice, gli investimenti pubblici ordinari devono essere proporzionali alla popolazione: al Sud ne spettano il 34%. Perché il governo non lo attua? Per programmare lo sviluppo ci vuole certezza delle risorse: i fondi di coesione europei e nazionali per essere efficaci devono rappresentare un’integrazione e non una sostituzione delle risorse ordinarie.

 

Non si tratta (soltanto) di spendere di più, si tratta di spendere anche meglio, e rapidamente. Per infrastrutture in grado di connettere il Sud al resto d’Italia e d’Europa. Il Governo ha inchiodato l’Italia nella discussione sulla Tav, e noi ci battiamo perché venga completata al più presto. Ma vogliamo parlare soprattutto della Tav che non c’è, che si è fermata a Eboli.

 

Ma per fare questo bisogna riformare anche la Pubblica Amministrazione. Che oggi, così com’è, rappresenta un freno allo sviluppo. Ci vogliono l’impegno e le competenze di una nuova generazione, e invece il governo ha bloccato le assunzioni nel pubblico impiego. Abbiamo bisogno di forze dell’ordine anche per combattere più efficacemente la criminalità organizzata. Ma al Sud abbiamo soprattutto bisogno di insegnanti, medici e infermieri, dotati di risorse e strutture in grado di promuovere e tutelare diritti di cittadinanza oggi spesso negati. E invece il governo taglia, e taglierà sempre di più, su scuola, formazione, sanità.

Occorre favorire maggiormente lo sviluppo delle reti e la contaminazione tra le eccellenze produttive, di cui è ricco il Sud, e il resto dell’apparato produttivo che invece arranca, favorendo la crescita dimensionale delle imprese e il trasferimento tecnologico dal mondo della ricerca. Perché il Sud non vuole essere assistito, ma chiede strumenti per liberare l’imprenditorialità inespressa. Per questo, servono cose molto concrete: un piano di agevolazioni per l’accesso al credito e un sistema di incentivi in grado di premiare chi investe in digitalizzazione e chi assume, in particolare le donne e i giovani. Soprattutto, però, occorre avere una visione. Mi ha colpito che in tutta la discussione sulle Nuove Vie della Seta il governo non abbia posto il tema cruciale del Mezzogiorno e dei suoi porti.

 

Occorre darsi una strategia: fare del Sud il luogo in cui sperimentare l’innovazione nel segno della sostenibilità sociale e ambientale, il luogo della valorizzazione della bellezza e della cultura. Questo non potrà avvenire con un governo a trazione leghista che si ritrova nelle parole del Ministro Bussetti, secondo cui il problema è che i meridionali non si impegnano, alimentando stereotipi vecchi e pericolosi, che distruggono l’Italia proprio come il progetto leghista di autonomia differenziata di Veneto e Lombardia che, come richiesta dalla Lega, è una secessione mascherata. Non potrà avvenire con un M5S sempre più al servizio di Salvini e che ha tradito le legittime speranze di cambiamento dei suoi elettori, offrendo un reddito di cittadinanza con molti limiti attuativi e senza prospettive concrete di lavoro e di riscatto sociale.

 

Attenzione, non demonizzo una misura che può dare un sostegno alle persone povere, ma il caos organizzativo, derivante dallo scambiare la lotta alla povertà con le politiche di sostegno al lavoro. E proprio la consapevolezza della condizione umana di difficoltà che vivono ancora troppe persone ci impone di moltiplicare i nostri sforzi.

 

Creare lavoro di qualità deve essere la priorità assoluta, un’ossessione. Questo Governo non lo fa, perché non ce l’ha nella testa e nel cuore. È impegnato solo in una competizione interna, per far prevalere gli interessi dei due partiti che lo compongono. È, invece, il compito di un nuovo Pd, di una nuova classe dirigente che dovrà essere protagonista del cambiamento che vogliamo realizzare, di cui tutta l’Italia ha bisogno, ma soprattutto ne ha bisogno il Sud”.


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